Teatro Michetti pronto tra 2 anni

23 Marzo 2021

Visita di assessori e consiglieri: i lavori vanno avanti, richiesti altri finanziamenti

PESCARA. Proseguono i lavori di ristrutturazione del teatro Michetti. Ma per vederlo completamente restaurato bisognerà attendere almeno due anni. È questo ciò che è emerso al termine del sopralluogo effettuato ieri dagli assessori ai lavori pubblici e alla cultura Luigi Albore Mascia e Mariarita Paoni Saccone, insieme al presidente della commissione Lavori pubblici Massimo Pastore, alla consigliera Manuela Peschi e ai tecnici.
La ristrutturazione, rimasta bloccata per anni a causa di problemi con l'impresa aggiudicataria del primo lotto di lavori, è ripresa nel luglio dello scorso anno e ora sta andando avanti. Il vecchio tetto è stato rimosso e sostituito con una copertura in legno lamellare, poggiata su una struttura resa antisismica attraverso un sistema di reti elettrosaldate. L'intonacatura interna ha iniziato a restituire una forma alla sala da circa 400 posti, mentre devono essere ancora completati gli esterni. Con il secondo lotto si provvederà al completamento delle scale interne, alla ristrutturazione completa dei camerini e del foyer, alla sistemazione degli infissi, alla realizzazione di tutti gli impianti con esclusione dei macchinari.
La spesa complessiva per la prima parte dei lavori è di un milione 361mila euro ed è stata finanziata con fondi Fas.
«Mancano ancora le risorse per gli arredi e per i macchinari di scena», ha detto Albore Mascia, «e anche in questo caso stiamo cercando di intercettare finanziamenti statali che possano consentirci di restituire in tempi brevi il teatro alla città. Abbiamo per questo partecipato al bando del ministero delle Infrastrutture “Qualità dell'abitare” con un progetto da un milione 800mila euro che dovrebbe consentirci di completare, entro 18-24 mesi, un'opera di cui Pescara ha forte bisogno. Ma Pescara ha bisogno anche di un grande teatro, con la capienza adeguata alla richiesta di cultura di una città visionaria, da sempre capace di interpretare la propria modernità».
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