Tecniche meno invasive per curare ernie e discopatie

29 Settembre 2016

La Radiologia di Pescara adotta nuovi sistemi chirurgici e terapeutici per le patologie della colonna vertebrale

PESCARA. Radiofrequenza per frantumare le ernie; filtrazioni di tessuto adiposo per guarire le discopatie; anidride carbonica, iniettata in vena, come mezzo di contrasto naturale per visualizzare il corpo umano in sostituzione dello iodio utilizzato nelle angiografie. L'unità operativa di Radiologia dell'ospedale Spirito Santo è proiettata verso traguardi tecnologici ambiziosi nel campo della chirurgia vertebrale e diagnostica radiologica.

Queste tecniche innovative saranno al centro del convegno "La scoliosi idiopatica", che si terrà domani e sabato 1 ottobre al museo Vittoria Colonna di via Gramsci. Il congresso, a cui parteciperanno specialisti provenienti da tutta Italia che si confronteranno su diagnosi, trattamento e assistenza infermieristica delle scoliosi e il mal di schiena nell'adolescenza, è organizzato dal radiologo Mario Dragani, luminare della vertebroplastica con cento interventi l'anno all'attivo nel corso degli ultimi quindici anni di chirurgia vertebrale mini invasiva, e da Mario Di Silvestre, ortopedico dell'istituto Rizzoli di Bologna.

«Il nostro obiettivo» spiega Dragani, 53 anni, originario di Ortona, specializzato in vertebroplastica e cifoplastica, tecniche di riassetto della colonna vertebrale, «è la tutela del paziente con lil ricorso a terapie sempre meno invasive, da attuare prevalentemente in day hospital e anestesia locale. In poche ore, il paziente è rimesso a nuovo e può tornare a casa». Tecniche di intervento chirurgico applicate con strumentazioni di nuova generazione di cui presto si doterà la Radiologia.

Oltre ai "cementi" (sostanze simili alla resina) che attualmente vengono utilizzati per il trattamento di patologie come osteoporosi, fratture, scoliosi con fratture, cisti, ernie discali, lombalgie, sciatiche, sciatalgie, dolori cronici della schiena e traumi vari, anche derivanti da incidenti, «nel prossimo futuro, siamo in attesa delle strumentazioni idonee», prosegue Dragani, «adopereremo le radiofrequenze per bloccare il dolore radicolare dei nervi e frantumare le ernie con differenti frequenze. Avremo, inoltre, un sistema di filtrazione del tessuto adiposo, prelevato in anestesia locale dalle zone periombelicali, per guarire discopatie di vecchia data e nuovi tipi di "cementi" per le fratture delle vertebre».

La riduzione dell'esposizione alle radiazioni, nel corso di esami diagnostici, è un altro obiettivo di Dragani: «Con le nuove strumentazioni, saremo in grado, prossimamente, di ridurre la dose radiale al paziente del 40 per cento, abbassando la concentrazione e la quantità dei mezzi di contrasto, come lo iodio nel caso delle Tac e la proteina del gadolinio per le risonanze. Infine, l'anidride carbonica iniettata in vena servirà a evitare la tossicità dello iodio, in soggetti allergici». Cresce del 30 per cento l'utenza della Radiologia interventistica sulla colonna vertebrale, con pazienti provenienti prevalentemente da Marche, Puglia, Molise, Sicilia, Trentino, Lombardia, Lazio, Abruzzo.

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