Tedeschini: sulle Procure non può decidere la politica

3 Aprile 2016

Il procuratore aggiunto interviene sul concorso per il posto alla guida di Chieti

PESCARA. «Ho deciso di rompere il riserbo tenuto per sei anni perché è cosa buona e giusta che la politica dia la sua voce nell’ambito delle scelte che interessano il territorio, ma per le cariche direttive della magistratura l’unico luogo istituzionale possibile, previsto dalla Costituzione, è il Consiglio superiore della magistratura, attraverso i suoi membri laici. I presidenti di Regione o i sindaci non hanno luogo istituzionale per queste scelte. È giusto che i cittadini sappiano che i magistrati non possono essere scelti sulla base di simpatie, condanne o assoluzioni».

Il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, va dritta al sodo e lo fa in relazione alle voci sul “toto procuratore” che si sono innescate da quando il procuratore capo di Chieti, Pietro Mennini, è stato promosso procuratore generale all’Aquila lasciando vacante l’ambita poltrona di Chieti. Un toto-nomine che, anche sul Centro, è partito facendo riferimento ai primi nomi noti dei candidati abruzzesi, vale a dire la stessa Cristina Tedeschini e il pm Gennaro Varone per Pescara, i pm Giuseppe Falasca, Marika Ponziani e Lucia Anna Campo per Chieti, e Bruno Auriemma pm alla Procura di Teramo.

A far saltare sulla sedia il procuratore aggiunto di Pescara e a farle decidere di rompere il silenzio osservato dal suo arrivo alla Procura di Pescara nel 2009 sono stati “gli equilibri politici” che starebbero dietro l’imminente nomina di Chieti visto che il termine di presentazione delle domande scade proprio domani.

«Chiariamo prima di tutto una cosa», puntualizza il magistrato, «stiamo parlando di un concorso per titoli, con punteggi regolamentati sulla base di graduatorie che si formano rispettando la normativa dettata da circolari del Consiglio superiore della Magistratura. Si tratta di un concorso, un concorso che si svolge su base nazionale. Considerando che il sistema, dopo la riforma del 2006 prevede la temporaneità degli incarichi direttivi che scadono dopo otto anni, in questo momento ci sono decine di procuratori perdenti posto in Italia che potrebbero aver presentato la domanda e che potrebbero benissimo vincere il concorso di Chieti, avendo già il titolo che li fa viaggiare su una corsia preferenziale rispetto a incarichi ancora da conferire».

E tornando alla politica: «Gli equilibri politici che starebbero dietro la nuova nomina esistono nel sistema americano, dove le cariche sono elettive, ma non, per fortuna dico io, nel sistema italiano. Il potere politico», sottolinea Cristina Tedeschini, «ha certamente la sua influenza, ma come prevede la Costituzione questo avviene in maniera trasparente attraverso la presenza dei membri laici all’interno del Csm dove oltre al presidente della Repubblica che lo presiede, anche il vice presidente è un membro laico come gli altri componenti designati dal Parlamento. Perché», rimarca il magistrato, «è giusto e corretto che il potere politico possa partecipare alla gestione della politica giudiziaria del territorio, ma questo può avvenire nell’unico luogo istituzionale previsto dalla Costituzione, vale a dire, torno a ripetere, il Consiglio superiore della magistratura. Tutto questo per dire e per spiegare una volta per tutte che il concorso per il posto da procuratore capo di Chieti non è una questione che si decide in ambito regionale in base a simpatie o convenienze».

Quanto alla “sfida” tra gli aspiranti procuratori capo, Cristina Tedeschini la smentisce con un retroscena: «Le domande le abbiamo inviate insieme dopo più di una consultazione tra colleghi di Pescara e di Chieti, essendo diventata molto complicata la procedura di inserimento online modificata di recente dal Csm. Nessuna sfida sul piano personale o tra gli uffici».

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