«Temevamo che la gente si lanciasse dai balconi»

2 Giugno 2015

Il racconto dei poliziotti della Volante che hanno salvato anche un bambino «Abbiamo fatto una piramide umana per arrivare al primo piano»

PESCARA. Non hanno esitato a fare una piramide umana per salvare un bambino di dieci mesi che dal balcone del primo piano piangeva tra le braccia della mamma, disperata anche lei per le fiamme che stavano avvolgendo il palazzo. E non si sono stancati, fino a che ce n’è stato bisogno, di fare su e giù al buio, lungo le rampe di scale inondate dal fumo nero e dall’odore acre della plastica bruciata e con i vetri che esplodevano, per portare giù anziani e disabili che altrimenti sarebbero rimasti intrappolati in casa. Sono i sei poliziotti della squadra Volante diretta da Dante Cosentino che alle due di ieri notte sono arrivati per primi in via Trigno, allertati da una telefonata che al 113 segnalava un motorino a fuoco nell’androne dell’edificio Ater. Invece, al loro arrivo, di motorini ne stavano bruciando cinque, con le fiamme che arrivavano al secondo piano della palazzina e che intanto si stavano propagando alle auto parcheggiate lungo la strada.

«È stato il momento più brutto», raccontano i poliziotti finiti poi tutti in ospedale per accertamenti, «vedere la gente che urlava dai balconi appena siamo arrivati. Il timore è stato subito che, presi dal panico, si potessero lanciare di sotto». È proprio di fronte a queste scene infernali che l’ispettore capo Fabio Valentini, il soprintendente capo Adriano Petraccia e gli assistenti capo Alessandro Pilato, Luigia Di Sario, Warner Piccoli e Francesco De Amicis, in attesa dei vigili del fuoco e del 118 arrivati di lì a poco, si sono messi immediatamente all’opera per trarre in salvo le persone, dimenticando di non avere maschere, acqua o attrezzature che li potessero in qualche modo schermare da tutto quel fumo e dalle fiamme sempre più violente. «C’era una mamma con un bambino piccolo in braccio che urlava in preda al panico, “almeno il bambino salvatelo” ci gridava», riferisce l’assistente capo Di Sario che a quel punto, insieme ai colleghi, con le fiamme che impedivano di entrare nel portone, ha costruito la piramide umana che ha consentito ai poliziotti di arrivare fino al balcone del primo piano per tirare giù, oltre al bambino, anche la mamma e il padre. Ma è stato solo l’inizio. «A quel punto siamo entrati dentro», raccontano al Centro i poliziotti-eroi, «ma l’aria era irrespirabile, non si vedeva niente perché era saltata la luce, con i vetri che esplodevano per il calore e le tapparelle di plastica che bruciavano. Abbiamo iniziato a bussare a tutte le porte, quattro appartamenti per ognuno dei cinque piani, invitando le persone a scendere. Ma molti erano anziani, alcuni disabili». Pilato, in particolare, si è caricato sulle spalle un ragazzino di 16 anni disabile dal quarto piano, per poi tornare a salvare un’anziana con difficoltà a deambulare, che si muoveva con il girello. «Ma una volta sotto», raccontano ancora i poliziotti, «ci siamo resi conto che al quinto piano c’era la luce accesa. I residenti ci hanno detto che c’era una coppia di anziani ultraottantenni, siamo tornati a prenderli, mentre sempre dallo stesso piano non rispondeva un’altra famiglia, altri anziani, che i residenti ci segnalavano essere in casa. Ma non aprivano. A quel punto, aiutati dall’autoscala dei vigili del fuoco, siamo riusciti a raggiungere moglie e marito che nel sonno non si erano resi conto di nulla».

«Alla fine, la cosa più bella è stata il ringraziamento e gli abbracci delle persone», raccontano sfiniti ma felici i poliziotti che a inizio turno, all’una, non si aspettavano certo quelli che li attendeva e che li ha tenuti al lavoro fino a ieri mattina. «Un’emergenza del genere non ci era mai capitata», raccontano. Lo rifareste? «Mille volte», risponde per tutti Petraccia, «per la coscienza, non per lo stipendio».

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