Tensione a Bruxelles: viviamo tra gli allarmi

PESCARA. «C’è un clima di tensione. Facciamo tutti finta di niente, ma siamo angosciati: anche, ieri, è rimbalzato un allarme bomba e c’è una sensazione di caos. E poi, questa è la città in cui sono...
PESCARA. «C’è un clima di tensione. Facciamo tutti finta di niente, ma siamo angosciati: anche, ieri, è rimbalzato un allarme bomba e c’è una sensazione di caos. E poi, questa è la città in cui sono avvenuti i primi arresti di terroristi legati agli attentati di Parigi. Sì, abbiamo paura». Da 10 anni, Marina Febo lavora al Parlamento europeo: ha lasciato Spoltore, città in cui nel 2012 si è anche candidata a sindaco, per trasferirsi a Bruxelles. Febo, 38 anni, è assistente parlamentare dell’eurodeputata del Ppe Lara Comi. «Questo palazzo», racconta lei, avvocato specializzato in Diritto europeo, «rappresenta la democrazia dell’Europa: è la sede dell’unica istituzione democraticamente eletta. Le misure di sicurezza, sempre elevate, sono state aumentate». Febo lavora al decimo piano: ieri, ha ripassato la strada per raggiungere le uscite di sicurezza.
Non è la prima volta che il terrorismo fa paura fino agli uffici del Parlamento europeo in Rue Wiertz: «Stiamo rivivendo le stesse sensazioni del periodo immediatamente successivo al 7 gennaio 2015 quando, sempre in Francia, è stata presa di mira la sede di Charlie Ebdo». L’ansia è innegabile: «Il palazzo è un luogo sicuro», dice Febo, consigliera comunale di Forza Italia a Spoltore, «ma chi può dare certezze in questo periodo? E comunque, il problema non è la sicurezza del Parlamento europeo: in momenti come questo, l’ansia più grande ti assale quando devi andare in giro per strada, quando devi salire sull’autobus, quando vuoi entrare in un bar: gli attentati minano la serenità della vita normale». Ieri, a fare paura è stata una macchina parcheggiata male, in Rue Joseph II a due passi dalla Commissione Ue, con una valigia all’interno che ha fatto pensare a una bomba: l’allarme è rientrato solo dopo l’intervento degli artificieri.
Febo racconta di una Bruxelles centro di integrazione: «La presenza dei musulmani è talmente elevata che siamo abituati a una convivenza pacifica. La moschea è a un passo dalla Commissione Ue». Ma ieri, la polizia ha passato al setaccio il Molenbeek, il quartiere ad alta densità musulmana, e sono stati uditi anche spari: due persone sono state incriminate per attività terroristica. L’obiettivo, sfumato, era la cattura di Salah Abdeslam, fratello di uno degli attentatori di Parigi. «I terroristi», dice Febo, «non rappresentano l’Islam: un arabo mi ha letto un passo del Corano che dice che uccidere innocenti è sempre sbagliato. E poi io sono d’accordo con Papa Francesco: è una bestemmia uccidere in nome di Dio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

