Tentata estorsione, in quattro a processo

Il geometra Cantagallo chiese soldi all’allora governatore D’Alfonso: il 26 novembre in aula con moglie, figlia e un medico
PESCARA. Processo fissato al 26 novembre prossimo per Giuseppe Cantagallo, la moglie Filomena Pilone, la figlia Dana e un medico aquilano, Carmine Marini. La vicenda è quella legata alla tentata estorsione che il geometra Cantagallo, testimone chiave del processo della strada Mare-monti, ancora in corso, avrebbe fatto nei confronti dell'ex governatore d'Abruzzo, Luciano D'Alfonso, che risultava uno degli imputati in quel processo nato proprio sulle dichiarazioni accusatorie di Cantagallo.
Alla vigilia della sua deposizione in aula, programmata per il 21 novembre del 2017, Cantagallo invia una mail a D'Alfonso (che poi verrà assolto nel merito rinunciando alla prescrizione) che aveva per oggetto: "segnale di pace". Nella mail scriveva: «Buongiorno, credo che sia arrivato il momento di mettere da parte i vecchi rancori. Ragion per cui, avendo ricevuto l'avviso di comparizione in tribunale, se tu vuoi che non venga penso sia arrivato il momento che tu mi liquidi la somma di euro 130.000 sul conto che ti dico nel rigo successivo». D'Alfonso gira immediatamente lo scritto al suo legale e parte la denuncia in procura (poi si costituirà parte civile davanti al gup). E sugli sviluppi di questa inchiesta, grazie alle intercettazioni, scattò il coinvolgimento di tutta la famiglia e del medico. Questo perché, per sottrarsi all'interrogatorio del pm dopo l'avviso di garanzia che lo aveva raggiunto per tentata estorsione, Cantagallo presentò un certificato medico di Marini, adesso finito sotto processo per favoreggiamento, mentre moglie e figlia devono rispondere, davanti al giudice monocratico Marino, di falso, in qualità di istigatrici e utilizzatrici della certificazione medica incriminata. Certificato nel quale «si dava implicitamente conto», si legge nell'imputazione «che il Cantagallo fosse in cura dal professore Marini, benchè lo stesso non l'avesse più visitato da diversi anni». Ed è lo stesso medico ad ammetterlo in una intercettazione telefonica con la moglie di Cantagallo che stava brigando per evitare altri guai al marito. «Allora sei tu che non vuoi capire che vado in galera», diceva il medico alla Pilone: «Non posso farti certificati falsi, me ne hai fatto fare uno 15 giorni fa... è falso, se tu mi dici che è vero mi stai a pigliare per il culo, capito? Perché mi stai a lasciare nella merda». In tutto questo si inserisce anche una consulenza psichiatrica disposta dal gup Anna Maria Di Carlo visto che nessuno, fino ad oggi (neppure nel processo Mare-monti) ha mai avuto la possibilità di ascoltare questo testimone-imputato, proprio per questioni di salute.
E ieri, prima di iniziare la discussione, il consulente Raffaele De Leonardis, ha spiegato al giudice i risultati della sua perizia. «Cantagallo, all'epoca dei fatti (dall'autunno 2017 alla primavera 2018) risultava affetto da "deterioramento cognitivo lieve-moderato" conseguenza di un episodio ischemico cerebrale occorso il 2 aprile del 2000, con entità e natura tale da grandemente scemare la propria capacità di volere».
Un vizio parziale di mente che lo rende comunque perseguibile e comunque risulta capace di partecipare al processo. Così, per lui e gli altri coimputati, è arrivato il rinvio a giudizio.
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