Tentato omicidio: il marito non parla e resta ai domiciliari

PENNE. Imbocca la strada del silenzio e solo la tarda età, insieme all’allarme lanciato ai soccorritori pochi minuti dopo avere tentato di uccidere la moglie, lo sottrae al carcere. Ferdinando Gino...
PENNE. Imbocca la strada del silenzio e solo la tarda età, insieme all’allarme lanciato ai soccorritori pochi minuti dopo avere tentato di uccidere la moglie, lo sottrae al carcere. Ferdinando Gino Mazzini, il 77enne originario di Milano che venerdì scorso ha colpito alla testa con una statuetta di acciaio Maria Cretarola, 82 anni, ancora in gravi condizioni, si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto che si è svolta ieri mattina davanti al gip. L’uomo, assistito dall’avvocato Antonio Di Blasio, resterà per ora ai domiciliari all’ospedale Spirito Santo di Pescara, dove è stato ricoverato dopo un tentativo di suicidio e dove è ora piantonato dai carabinieri.
Un’aggressione figlia della disperazione e della crisi depressiva che aveva colpito l’uomo, esasperato dalle difficili condizioni di salute della coniuge. La coppia, residente in un casolare di contrada Cupello, nella zona nord di Penne, a poca distanza dal quartiere San Rocco, era stata messa a dura prova negli ultimi due mesi da un lungo e logorante isolamento, prima in ospedale e poi a casa, a causa del coronavirus. Venerdì scorso, ad allertare i carabinieri della compagnia di Penne diretta dal capitano Giovanni De Rosa è stato Mazzini stesso. L’uomo, dopo aver colpito la moglie al capo, ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene. La donna necessitava di un’assistenza continua e l’uomo potrebbe avere voluto porre fine alle sue sofferenze. La coppia, sposata nel 1985, si era trasferita definitivamente a Penne nel 2016, dopo aver abitato a fasi alterne anche a Segrate. (f.bel.)
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