Teramo retrocesso in D ma spera nell’appello

Dal sogno della serie B all'incubo del ritorno in serie D. Un salto all'indietro, anziché un passo in avanti. Il primo round è andato all'accusa, ma la difesa confida nell'appello in programma entro...
Dal sogno della serie B all'incubo del ritorno in serie D. Un salto all'indietro, anziché un passo in avanti. Il primo round è andato all'accusa, ma la difesa confida nell'appello in programma entro fine mese, a Roma. Il Teramo è stato condannato per il presunto illecito di Savona-Teramo, la partita promozione del 2 maggio scorso. Il tribunale federale nazionale ha accolto (in gran parte) la tesi della procura federale, rimodellando, però, le pene. Cercando di ricalibrarle in modo da attenuare il divario con il caso Catania. Riconosciuta la responsabilità diretta del presidente Campitelli, ma non nel ruolo di ideatore della presunta combine: si sarebbe lasciato trascinare dal ds (ora sospeso) Marcello Di Giuseppe. E' quanto scrive nella sentenza la commissione presieduta da Sergio Artico e composta anche da Riccardo Andriani, Amedeo Citarella, Franco Matera e Federico Vecchio.
Le sanzioni. Il Teramo e il Savona sono stati retrocessi all'ultimo posto in classifica del campionato disputato (Lega Pro). E quindi in serie D. Senza penalizzazioni. Il collegio giudicante, quindi, ha corretto la richiesta del procuratore aggiunto Gioacchino Tornatore il quale voleva 10 punti di penalizzazione al Savona e, addirittura, 20 al Teramo. Se nel caso di Savona-Teramo le richieste sono state riviste al ribasso in quello del Catania è stata calcata la mano. «Sì, la collaborazione di Pulvirenti, ma il fatto è grave», sostiene il collegio giudicante. E così siciliani a meno 12 in Lega Pro con il salasso economico: 450mila euro tra la società e Pulvirenti inibito per cinque anni, ma scampato alla proposta di radiazione. Pene leggermente più miti per Campitelli e Di Giuseppe: per il presidente erano stati chiesti cinque anni con preclusione (l'anticamera della radiazione) e, invece, è arrivata una condanna a quattro anni e 100mila euro di ammenda. Come per Di Giuseppe. Aumentata, invece, la sanzione per Ercole Di Nicola – ex responsabile dell’area tecnica dell’Aquila (penalizzata di un punto per responsabilità oggettiva) – che viene ritenuto il coordinatore delle combine in Lega Pro: cinque anni con preclusione (anticamera della radiazione) e 100mila euro di ammenda ai quali vanno aggiunti 25mila euro per Pisa-Torres.
Le motivazioni. Sostanzialmente il teorema accusatorio ha retto all'esame del tribunale federale nazionale. Il presidente Campitelli non sarebbe stato il mandante della combine o l’ideatore. Ma il patron sarebbe stato convinto dal principale collaboratore, il ds Di Giuseppe, a scegliere la strada dell'illecito per aggiudicarsi la partita promozione. Il tribunale poggia il coinvolgimento del patron biancorosso sulle dichiarazioni rese da Barghigiani, ex consulente del Savona, il 17 giugno scorso alla squadra mobile di Catanzaro. Secondo il ds livornese avrebbe visto Campitelli e Di Giuseppe prima e dopo la partita ad Albisola, vicino Savona. Prima per definire i dettagli della combine e dopo per pagare la prima tranche dei soldi pattuiti, secondo il tribunale. Le testimonianze dell'indagine difensiva, portata avanti dall'avvocato Chiacchio, secondo il tribunale non scagiona Campitelli. Le testimonianze dei dirigenti Mignini e Testa vengono definite poco credibile. E comunque anche nella loro ricostruzione c'è un vuoto tra le ore 12 e le 13 del 2 maggio scorso: secondo i dirigenti il presidente era in camera, secondo l'accusa era con Di Giuseppe a incontrare Barghigiani e Ceniccola. «A tutto ciò», si legge nella sentenza, «si aggiunge un ulteriore elemento logico, e cioè che l'accordo prevedeva il pagamento di un ingente corrispettivo che poteva essere messo a disposizione solo dall'azionista di maggioranza del Teramo. Non da altri. Senza tenere conto che, per la riscossione del proprio compenso, il Di Nicola si recava proprio da Campitelli l'11 maggio scorso». Secondo i giudici la partita sarebbe stata pagata tra i 70 e i 90mila euro. La ricostruzione dei fatti dell'accusa viene abbracciata dal tribunale che attribuisce un ruolo primario a Di Giuseppe e Di Nicola, definito il “vero regista”. Oltre a Barghigiani.
E il giocatori? Ma chi avrebbe commesso l'illecito in mezzo al campo? Il tribunale sostiene, parlando di Di Giuseppe, che «risulta irrilevante la circostanza, dedotta dalla difesa, che non siano stati ad oggi identificati i soggetti, in particolare i calciatori che con il loro comportamento in campo avrebbero favorito il conseguimento del risultato alterato». Appuntamento in appello, il Teramo non vuole mollare.
@roccocoletti1
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