Terme, protesta con gli striscioni La società: «Riapriremo a luglio»

26 Giugno 2019

La rabbia dei lavoratori dopo 5 mesi senza stipendio. Il gestore: «Non ho messo in ginocchio nessuno» Febbo: «La società ha 22 milioni di buco, riapertura entro il 15 luglio, il 10 nuovo incontro tra le parti»

PESCARA. Riapriranno entro luglio le Terme di Caramanico. Quando, di preciso, non è chiaro. Entro il 15 è la data limite fissata dall’assessore alle Attività produttive della Regione Abruzzo Mauro Febbo nel corso dell’incontro svoltosi ieri mattina ai piani alti del palazzo della Regione di via Passolanciano presidiato, dabbasso, dalle maestranze dell’impianto termale da cinque mesi senza stipendio e dei lavoratori dell’indotto, che hanno protestato con striscioni e slogan per gridare tutta la loro disperazione per un futuro «senza certezze».
LE DATE Riapriremo entro il «mese di luglio» è la risposta, che dilata ulteriormente i tempi, di Franco Masci, liquidatore dell’impianto termale di via Torre Alta, al diktat imposto da Febbo sulla data di riavvio delle attività delle terme. La verità starà forse nel mezzo, il 10 luglio, quando l’assessore Febbo «convocherà un altro tavolo per avere certezze effettive sulla data di riapertura» che deve avvenire, ripete, «entro il 15 luglio, è importante che la stagione estiva non subisca altri ritardi perché ciò incide sull’immagine turistica dell’Abruzzo e sul destino di centinaia di lavoratori».
Sono quasi 400 lavoratori dell’indotto, di cui 180 unità stagionali con contratti di sei mesi e 13 con contratto a tempo indeterminato, col fiato sospeso. Caramanico e i paesi del circondario in ginocchio, a causa dei rimpalli decisionali tra istituzioni e proprietà. «Io non metto in ginocchio nessuno» è la replica stizzita del patron Masci, «meglio che restano senza lavoro ora che dopo. Ben venga qualcuno dopo di noi, ma non sarà comunque facile per altri ripartire». La possibilità di nuove future gestioni è stata ventilata da Febbo durante la riunione.
Intanto, in mezzo alla strada ieri a Pescara, provenienti da Caramanico, c’erano un centinaio di persone, tra dipendenti della società termale e della Reserve (massaggisti, fanghini, addetti alle piscine e all’accettazione, amministrativi), guidati da Angela De Stefanis; Davide Berrettini per gli albergatori (1100 posti letto); Alessandra De Simone per la Filcams Cgil; Concettina Alberico e Lucia Gismundi per l’Asca, associazione dei commercianti, 45 attività di vario settore merceologico. C’era anche il direttore sanitario della struttura termale, Vittoria Carluccio che ha sottolineato le potenzialità curative delle terme dove operano 20 medici specialisti e tanti stagioni «costretti ad emigrare all’estero per trovare lavoro in un settore di nicchia come il nostro».
GLI STRISCIONI Hanno srotolato striscioni con su scritto: «Un grandioso passato, concretezza sul futuro» e «Caramanico, acque migliori d’Europa» e urlato a squarciagola: «Riaprite le terme, vogliamo lavorare». La delegazione, in parte ricevuta dall’assessore Febbo, è stata capitanata dal sindaco Luigi De Acetis e dal suo vice Antonio De Vita. Dell’opposizione in consiglio comunale era presente Francesco Costantini di “Uniti per Caramanico”.
Febbo e Masci (che i dipendenti chiamano “l’ingegnere”) si sono seduti al tavolo delle trattative uno di fronte all’altro. Inizialmente le posizioni erano distanti, poi si sono accorciate un po’. «Noi vogliamo», ha detto Masci, «sia per motivi economici, sia strategici, ampliare la stagione con cure che non hanno stagionalità, ovvero riabilitative. Anche se l’utenza è in calo, abbiamo la possibilità di curare fino a 3mila persone al giorno».
IL BUCO Sono «22 i milioni di euro di buco della società, nessuno pensi di fare sveltine» attacca Febbo che intima alla proprietà di «riaprire subito» ma prima, «dovete essere in regola con il Durc (documento unico di regolarità contributiva) e chiedere la revoca della liquidazione». Si può fare. I fondi ci sono, ricorda la Regione, 3 milioni e 200 mila euro a cui si aggiungeranno i 900 mila del bando riservato a tutti gli impianti termali. Le terme di Caramanico possono riaprire dopo Popoli, attualmente affollatissime. Ma anche Popoli, secondo Masci «il prossimo anno potrebbero essere a rischio liquidità». Il braccio di ferro tra Regione e società allunga le distanze con i lavoratori che sono usciti dalla riunione con più dubbi di prima.
De Stefanis: «Non abbiamo certezze per il futuro, non vediamo strategie d’intervento da parte delle istituzioni, non ci sono date e dichiarazioni certe. Non vogliamo un piano per salvare la società, ma per salvare l’indotto». Il sindaco del paese che conta 2000 abitanti, dopo il vertice: «Siamo parzialmente soddisfatti», commenta De Acetis, «ci auguriamo davvero che si riapra prima del 15 luglio perché è necessario rilanciare l’immagine di Caramanico e dell’intero Abruzzo». Si dice «perplesso», il primo cittadino, sulla «scarsa trasparenza sulla vicenda da parte della proprietà che ha tentato di soffocare i problemi interni all’azienda fino ad oggi. Ci si doveva muovere prima» conclude amaro.