Terme, rocce, eremi: ecco i tesori

Tra resti paleolitici si lavora la pietra bianca, si coltiva l’arte dell’oro e dei merletti
SANT’EUFEMIA . Sono 95 i geositi censiti nel Parco della Maiella, 22 dei quali a rilevanza internazionale. Sono siti della memoria e della storia della Terra che hanno un interesse geologico e geomorfologico di importanza fondamentale per la conservazione del territorio. Tra questi, la Valle Giumentina, ecomuseo del Paleolitico, ad Abbateggio; il fiume Aventino a Palena, 45 chilometri di sorgente che nasce dal monte Porrara e sfocia nel Sangro. E poi, ancora: le Sorgenti del Verde, le Gole di San Martino, Capo di Fiume e la cava di gesso di Abbateggio. Emozionante la suggestione di Roccacaramanico, frazione di Sant’Eufemia, (1.050 metri di altitudine) il borgo della neve, così conosciuto per l’incredibile quantità di fiocchi che scendono d’inverno (il record nel 1929 con un picco di 10 metri d’altezza), ma, ultimamente, anche per numerosi eventi culturali che hanno visto la partecipazione di intellettuali e artisti di grido, provenienti da tutta Italia.
Nel borgo medioevale di Roccacaramanico (circa 300 abitanti) eretto con la pietra della Maiella, «terrazza» che si affaccia sulla catena montuosa che si staglia sul territorio di Sant’Eufemia, trova la sua ispirazione professionale il geologo Silvano Agostini (già funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti Abruzzo) tra i promotori dell’iter che oggi ha fatto guadagnare al Parco il marchio Unesco.
«La Rocca, come i depositi lacustri della Valle Giumentina, i tholos di Abbateggio e l’arte degli scalpellini di Manoppello sono le suggestioni del terre del Parco da scoprire e riscoprire» è il suggerimento di Agostini che, ai bordi di uno dei corsi d’acqua dove è possibile ammirare l’ormai raro gambero di fiume, si lancia nella descrizione della grande bellezza del contenitore Maiella.
«I territori di Scafa, San Valentino, Manoppello un tempo erano centri minerari d’eccellenza», racconta, mentre il pensiero corre alle vittime di Marcinelle. E rivela: «Il percorso tortuoso che da Scafa conduce a Sant’Eufemia era denominato via delle Cave, nell’800 era rinomato il granitino abruzzese». Tutta da scoprire anche la «magnificenza dei mosaici bianchi e neri o le terme romane lavorate con le pietre bituminose a Chieti». Il bitume ha un rapporto secolare con le genti del luogo.
Dalla neve all’acqua. Sono 45 le sorgenti disseminate lungo la catena montuosa millenaria. Il geologo richiama l’attenzione «sul turismo delle sorgenti immerse nel verde, le passeggiate a piedi o cavallo». La Valle dell’Orfento a Caramanico, riserva naturale dal 1971, è conosciuta per l’abbondanza d’acqua che dà vita alle Terme celebri in tutto il mondo. Maiella è anche sinonimo di Cammino di Celestino, sulle tracce dell’eremita Pietro da Morrone che divenne Papa nel 1200: 90 km in sei tappe da Serramonacesca a Sulmona. Il fresco riconoscimento dell’Unesco rinfocola la fama del personaggio legato alla Perdonanza e accresce il sentimento religioso dei popoli. Sul fronte dell’artigianato, i Comuni del Parco vantano una gloriosa tradizione orafa con la “Presentosa” regina dei gioielli d’ Abruzzo. Nei borghi montani, arroccati o affacciati sugli speroni, riluce il lavoro di merlettaie, intagliatori, scalpellini, ceramisti, fabbri e tessitori. Infine, sono 2300 le specie floreali censite, tra i simboli del parco c’è il fiordaliso. La curiosità è la “pinguicola fiorii”, la pianta carnivora della Maiella. (c.co)

