Terna si autoassolve «Solo danni limitati»

10 Febbraio 2017

L’ad Zanuzzi: appena 23 linee su 225 colpite da disservizi

ROMA. L’allarme rosso a Terna è partito nel pomeriggio del 13 gennaio, alla prima allerta meteo. «Abbiamo rafforzato i turni di reperibilità del personale tecnico e operaio in Abruzzo e nelle Marche». «Chiesto la disponibilità degli elicotteri». Assicurato in Abruzzo «l’operatività dei 56 mezzi speciali». Allertate le imprese appaltatrici «per le ispezioni d’urgenza». Avvertiti i tecnici e gli operai delle regioni limitrofe perché si tenessero pronti a intervenire.

«Ed era in funzione, a pieno regime, il Security operation center che presidia 24 ore su 24 la sicurezza delle infrastrutture». In poche parole: Terna non ha nulla da rimproverarsi per il lungo black-out di gennaio. «I nostri tempi medi di intervento sono stati di 13 ore», ha assicurato ieri pomeriggio Pierfrancesco Zanuzzi, amministratore delegato di Terna, ai deputati delle commissioni Ambiente e Attività produttive, in una lunga audizione che ha fatto seguito a quella di Carlo Tamburi, direttore di Enel Italia già ascoltato ieri a palazzo Madama. Zanuzzi ha spiegato nel dettaglio cosa è successo, e perché, alle 225 linee ad alta tensione che servono Marche e Abruzzo, ben 4.295 chilometri di rete che si snoda tra 38 stazioni. Praticamente niente. O quasi.

Su 225 linee gestite da Terna, «solo 23, cioè il 10 per cento, sono state colpite da disservizi». E non un traliccio o un cavo sono crollati per colpa di rami e alberi: «Avevamo eseguito interventi di taglio negli ultimi due anni». Sotto la più forte nevicata dell’ultimo secolo ci sono stati «solo 6 sostegni danneggiati su quasi 14 mila», «6 campate danneggiate su 13.700», «abbassamento dei conduttori o delle funi di guardia in 12 linee soltanto». Insomma, secondo Zanuzzi «i danni strutturali sono stati tutto sommato limitati, il che testimonia la buona resistenza meccanica e la robustezza delle nostre linee per l’alta tensione anche in condizioni estreme». Cioè quelle 20 tonnellate di neve che sono precipitate sull’Abruzzo in poche ore, neve umida e pesante che si è aggregata intorno ai cavi e ha creato veri e propri «manicotti di ghiaccio», pesantissimi, che hanno spezzato o curvato i conduttori.

Maledetti manicotti! Anche Enel li aveva messi sul banco degli imputati. Ma se fino al maltempo e ai manicotti le ricostruzioni di Terna e Enel sono concordi, poi le versioni divergono. E parecchio. A Montecitorio Terna ha vantato, appunto, 13 ore come tempo medio di risoluzione dei suoi guasti (con un picco di 40 ore nel Teramano, vedi tabella nella pagina a fianco), una rapidità che sarebbe merito anche dei grandi investimenti fatti per la prevenzione: «Negli ultimi due anni abbiamo intensificato la manutenzione, l’ispezione e l’esercizio delle linee; tagliato piante; acquisito una flotta di elicotteri che solo sulla rete di Abruzzo e Marche ha eseguito 100 ore di volo; dotato operai e tecnici di un nuovo autoparco di mezzi operativi e speciali; e soprattutto investito in ricerca su meteo, neve, e ghiaccio».

Risultato? Un sistema efficace di allerta meteo, il Wolf, e l’installazione di 5.700 dispositivi anti-rotazione dei cavi «per ridurre il rischio della formazione di manicotti. Un intervento non risolutivo ma che può mitigare, e di molto, il danno». Tra 2015 e 2016, Terna ha investito 200 milioni di euro solo per l’Abruzzo, e ha in previsione di spendere un altro miliardo per l’elettrodotto Italia-Montenegro, il Villanova-Gissi e «il riassetto della rete Teramo-Pescara». Resta da capire di chi siano le responsabilità del black out e dei lunghi tempi di intervento, che Enel e Terna hanno già cominciato a rimbalzarsi. Al Garante per il gas e l’energia, adesso, il duro compito di venirne a capo.