Terreni via Marche, contenzioso infinito

30 Giugno 2020

SPOLTORE. «Chiedo al Comune che si finisca la strada oppure che si ripristini lo stato iniziale e che mi vengano pagati i danni». E' una storia infinita quella della strada mai realizzata su alcuni...

SPOLTORE. «Chiedo al Comune che si finisca la strada oppure che si ripristini lo stato iniziale e che mi vengano pagati i danni». E' una storia infinita quella della strada mai realizzata su alcuni terreni di via Marche, a Villa Raspa di Spoltore, e di espropri mai pagati o liquidati in parte. Va avanti da 14 anni, a colpi di esposti e ricorsi, l'iter burocratico su proprietà assalite e sventrate dalle ruspe. Ma della strada che doveva nascere tra le case della zona non se ne è mai fatto nulla. Due anni fa Rita Palumbo, una delle cittadine espropriate, ha presentato un esposto in Procura per raccontare quella che lei stessa ha definito «una storia di soprusi». Oggi riprova a sollecitare lo stato di avanzamento dei lavori con un ricorso al Tar depositato il 16 giugno scorso. Che cosa chiede Palumbo? «Chiedo al Comune di Spoltore di riprendere i lavori, di finire la strada oppure di ripristinare la condizione precedente. E chiedo che mi vengano pagati i danni. Perché su questa via, mai finita, che mi passa davanti casa e si affaccia su Fosso Grande, ho subito danni incalcolabili con gli allagamenti. Come me, altri residenti della zona hanno lamentato questa precaria situazione». Ma a chi serviva questa strada e perché? «A un costruttore per edificare, ma la via è senza sbocchi e il fondo breccioso è sparito per fare posto a una spianata melmosa che quando si allaga produce disastri». La situazione si aggroviglia e si complica, quando Palumbo fa un'altra scoperta. A seguito degli espropri, la cittadina rivela di aver «preso una certa somma ma non sufficiente a coprire spese e danni, ma al catasto risulta che il terreno è ancora mio. Sto andando avanti con la battaglia, ma voglio vedere la fine al più presto». Di qui il ricorso al Tar con il procedimento seguito dagli avvocati Dante Angiolelli e Massimiliano Cecconi. (c.co.)
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