Terrorismo, il 24enne di Loreto resta in silenzio davanti al giudice

23 Gennaio 2021

Ieri l’interrogatorio a distanza di Stefano Costantini, detenuto in quarantena nel carcere di Teramo Il difensore Massimo Solari: «Non ha risposto perché non era in presenza, ma è del tutto estraneo»

PESCARA. Come annunciato dal suo avvocato, il 24enne finito in carcere per terrorismo internazionale, Stefano Costantini, nel corso dell’interrogatorio di garanzia di ieri nel carcere Castrogno dove è detenuto, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip di Teramo, Marco Procaccini, che lo sentiva su rogatoria del collega aquilano Romano Gargarella che ha firmato la misura cautelare richiesta dal pm della distrettuale dell'Aquila, David Mancini.
«In questa fase», ha detto l’avvocato Massimo Solari che lo assiste, «abbiamo ritenuto opportuno di avvalerci della facoltà di non rispondere, anche perché Costantini è detenuto per ora in quarantena da Covid, per cui l’interrogatorio è stato svolto non in presenza. In ogni caso», ha ribadito il legale come aveva già detto nell’immediatezza dell’arresto, dopo aver avuto un rapido colloquio via skipe con l’arrestato, «ritengo che il mio assistito sia del tutto estraneo alle accuse che gli vengono mosse».
Costantini, stando ai risultati delle indagini svolte dal servizio antiterrorismo della polizia e dalla Digos di Pescara, avrebbe fatto parte di un’organizzazione terroristica vicina ad Al Qaeda, partecipando anche a combattimenti in territori tra la Siria e l’Iraq, tra le fila dell’associazione di matrice islamica quale Jabhat Al Nusra, svolgendo inoltre attività di proselitismo sui social con il nome di Malahim Stefano.
Nato in Svizzera, ma di origine italiana (i suoi familiari sono di Loreto Aprutino) Costantini avrebbe avuto una rapida conversione all’Islam nel 2014 quando era ancora minorenne, prima della sua partenza per la Siria dove poi venne raggiunto dalla moglie, tedesca di origine turca, e dai suoi quattro figli (al momento rimasti in Turchia per loro scelta).
Da tempo nella lista dei “foreign fighters”, Costantini, sulla cui testa pendeva dall’ottobre del 2017 una misura cautelare, venne localizzato nell’area di Idlib dagli uomini del servizio per il contrasto all’estremismo e terrorismo esterno, dell’Aise e della Digos di Pescara. E una volta rintracciato, il terrorista italo-svizzero avrebbe espresso la volontà di uscire da quel tunnel, soprattutto per salvare la sua famiglia. Così vennero avviate complesse attività per far uscire la famiglia da quei territori di guerra fino al suo arrivo, qualche giorno fa, in Turchia dove gli investigatori lo hanno prelevato e portato a Pescara.
La svolta sarebbe arrivata agli inizi del 2020 mentre era in atto in quei luoghi un’offensiva delle forze governative siriane: una escalation di attacchi aerei e di terra sulla regione di Idlib che fecero decidere Costantini a contattare su whatsapp i suoi familiari per manifestare l’intenzione di mettere in salvo la sua famiglia. Ma ormai sull’italo-svizzero con la passione per la boxe si era già chiuso il cerchio degli investigatori. La Digos aveva svolto anche un grosso lavoro di intercettazioni telefoniche fra i suoi familiari, acquisendo importanti informazioni sul suo ruolo in Siria e sui suoi spostamenti che, anche se con estrema cautela, venivano comunicati al padre che ne parlava spesso con il nonno di Loreto. Tutto fino a quando non è scattato il piano, con la collaborazione delle autorità turche, per prelevare il giovane dalla Turchia dove si era nel frattempo spostato, e assicurarlo alle autorità italiane che avevano già un mandato di arresto internazionale in atto da tempo.
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