Testa assicura: «Dobbiamo fare piena luce»

23 Maggio 2018

Parla il procuratore di Chieti: un caso che ci provoca dolore, finora non esiste un motivo scatenante

CHIETI. «Non vogliamo lasciare niente di non chiarito». Il procuratore di Chieti Francesco Testa lo assicura: gli investigatori, dice, indagheranno fino alla fine per fare piena luce su una tragedia che ha sconvolto non soltanto Chieti, Pescara e l’Abruzzo ma tutta l’Italia. È una promessa quella del procuratore: scoprire la verità per affidarla ai familiari di Fausto Filippone e Marina Angrilli distrutti da una tragedia che, a distanza di tre giorni, resta ancora senza una spiegazione. La morte di tre persone, compresa Ludovica, troppo piccola con i suoi 10 anni per capire quanto possa essere cattiva la vita, rappresenta una ferita anche per gli inquirenti abituati a fare i conti con i fatti di sangue: «Ma i casi non sono tutti uguali», commenta Testa, «e questa vicenda ci colpisce particolarmente. È un caso che ci provoca dolore». Quando le vittime sono innocenti si provano rabbia, dolore e rassegnazione. Sentimenti che traspaiono anche dalle parole del questore Raffaele Palumbo: «Abbiamo perso tutti».
Le indagini sul dramma del viadotto Alento dell’A14, nel territorio di Francavilla, sono affidate alla pm Lucia Campo che coordina gli investigatori della squadra mobile di Chieti: da domenica scorsa, i poliziotti cercano il motivo che ha innescato la follia di Filippone, un dirigente della Brioni di 49 anni, all’apparenza senza nessun problema. E, in tre giorni di approfondimenti con perquisizioni nella casa di via Punta Penna a Pescara e nella seconda casa di piazza Roccaraso a Chieti Scalo, non è emerso ancora niente: «Finora, non abbiamo trovato alcun fattore scatenante», conferma Testa. Manca un movente: l’unica certezza è che Filippone ha risentito della morte dell’anziana madre avvenuta all’incirca 6 mesi fa. Secondo i familiari, Filippone sarebbe finito in uno stato di crisi. Ma, negli ambienti investigativi, tutti ripetono che non può essere verosimile che un fatto del genere possa innescare un dramma del genere. Potrebbe esserci dell’altro. E questo Testa vuole scoprirlo.
Ora, l’inchiesta punta a ricostruire gli ultimi giorni di Filippone: la speranza è che nei telefonini sequestrati siano custodite informazioni. Ma c’è anche un’altra possibilità: che Filippone abbia portato nella tomba la folle verità di questa storia. (p.l.)
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