Teti, il professore abruzzese super esperto della Camera

CHIETI. È abruzzese, ed è il responsabile del settore sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara “, l’esperto chiamato in audizione alla Camera...
CHIETI. È abruzzese, ed è il responsabile del settore sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara “, l’esperto chiamato in audizione alla Camera dei deputati per fornire un contributo al disegno di legge sulla sicurezza nazionale cibernetica. Si tratta del professor Antonio Teti, docente di Data Science e technology intelligence, inserito nel panel di esperti di cibersecurity chiamati a valutare l’impianto della legge e fornire contributi scientifici per migliorarne i campi di applicazione. Nell’ambito della cybersecurity rientra anche la rete 5G, che in questi giorni è al centro del dibattito. Il decreto è già stato approvato, ma ora deve essere convertito in legge, e prevede la creazione di un “perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”. A individuarne i contorni, e ad aggiornarli periodicamente, sarà il Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvcn), da istituire in seno alla presidenza del Consiglio dei ministri. «Il decreto», afferma il professore, «rappresenta un significativo punto di partenza per quanto riguarda la tutela delle infrastrutture critiche», soprattutto per l’aspetto della sicurezza dello Stato. In questo perimetro sono incluse non solo le amministrazioni pubbliche, ma anche gli operatori privati che svolgono servizi per conto dello Stato. Un esempio di infrastruttura critica», aggiunge il professor Teti, «potrebbe essere quello di un aeroporto». Il docente teatino ha portato diversi contributi al dibattito, individuando alcune criticità «sulle quali riflettere». La prima, è quella del «rischio di sovrapposizione con la normativa sulla protezione dei dati personali e possibili conflitti di competenza con l’Autorità garante per la protezione dei dati personali». La seconda è più tecnica, e riguarda la richiesta di garanzie ai produttori di tecnologie che saranno impegnate nel perimetro di cybersecurity. Per rendere le “infrastrutture critiche” sempre meno vulnerabili bisogna aggiornarle spesso, ma questo ha un costo.
«Sarebbe pertanto consigliabile prevedere la non applicabilità dei diritti previsti nel Codice della proprietà intellettuale e industriale e dalla Legge sul diritto d’autore», conclude Teti. (a.bag.)

