«Ti ammazzo ovunque ti trovi»: la mafia e le minacce in Comune

Dalle carte spuntano le intimidazioni del clan agli ufficiali giudiziari e ai dirigenti per evitare gli sfratti Per il giudice, le famiglie rom ostentavano il potere nel rione anche con i fuochi d’artificio e i funerali
PESCARA. Il controllo delle famiglie rom a Rancitelli, al Ferro di Cavallo, era totale e non si fermava neppure davanti agli ufficiali giudiziari incaricati di notificare gli sfratti. Le minacce ricevute da uno di loro in uno di questi accessi sono state al centro di un comitato per la sicurezza pubblica.
«TI SPARO IN FRONTE» «Io ti sparo in fronte», disse Francesca Ciarelli all’ufficiale giudiziario, mimando il gesto della pistola puntata alla tempia, «uccido te, tua madre e tuo padre: se ti vedo per strada ti ammazzo, ovunque ti trovi sei in pericolo, la famiglia Ciarelli è potente». E per far comprendere il tenore criminale di queste famiglie, il giudice Marco Billi nella sua misura cautelare nei confronti dei 20 arrestati, cita, a titolo esemplificativo, «i casi di Mafia Capitale e, per certi versi, della banda della Magliana a Roma, quello della Mala del Brenta in Veneto e quello, più recente, del Clan Fasciani a Ostia. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di organizzazioni criminali di dimensioni sicuramente più ridotte rispetto a quelle tradizionali e che hanno, come ambito operativo, un territorio limitato e circoscritto».
IL FUNERALE A RANCITELLI Nelle carte dell'inchiesta si sottolineano anche altri aspetti significativi della forza intimidatrice che le famiglie vogliono imporre nel quartiere. Come in occasione del funerale di Vincenzo Ciarelli, per il quale era stata allestita la camera ardente a casa del figlio Antonio a Rancitelli: «Tale scelta», riferisce agli inquirenti il parroco, «non è assolutamente casuale e assume un significato di particolare rilevanza in quanto il defunto ha chiaramente indicato Antonio Ciarelli come successore e capo famiglia della famiglia». E per tornare alle esequie, con il feretro trasportato da una carrozza antica trainata da sei cavalli, stile Casamonica, il parroco aggiunge che «la scelta di celebrare la funzione presso la Cattedrale della città, rappresenta la loro volontà e necessità di ostentare alla collettività la loro presenza e importanza sul territorio in cui vivono e non è ricollegabile all’importanza del defunto».
I FUOCHI DI ARTIFICIO E la platealità arriva anche nei casi di scarcerazione di qualche elemento di spicco delle famiglie, come quella di Jhonny Di Pietrantonio, che viene accolto al Ferro di Cavallo con una potente batteria di fuochi d'artificio.
LE MINACCE A SCUOLA Ma anche nei rapporti di tutti i giorni, come le attività scolastiche dei figli, le minacce sono all'ordine del giorno. Per non aver fatto entrare in ritardo a scuola la figlia di Erminia Papaccioli, moglie di Valentino Spinelli (il “capo indiscusso”), la dirigente dell'istituto venne aggredita verbalmente: «Ti appendo al cancello, ma chi ti ha mandato qua, ti rimando da dove sei venuta». E in un’altra circostanza, quando la figlia di Erminia scaglia il banco contro la professoressa, la Papaccioli interviene così: «Eh che gli ha acchiappato a sta professoressa? Mo vengo là a scuola, digli che la butto di sotto a lei e alla preside. Mo vengo a scuola e la trito sta preside».
I DIRIGENTI COMUNALI Ma le intimidazioni avrebbero colpito anche dirigenti e funzionari comunali che si occupano nello specifico dell'edilizia popolare e quindi delle abitazioni di Rancitelli. Il dirigente del settore politiche del cittadino esterna le sue preoccupazioni ai carabinieri che hanno condotto le indagini, rifacendosi alle minacce che nel 2015 ricevette l’ex assessore Adelchi Sulpizio. «I miei timori si riferiscono», dice il dirigente, «proprio al fatto che qualcuno possa recarsi nel mio ufficio o in quelli dei miei collaboratori dove non esiste un sistema di sorveglianza. Faccio presente, inoltre, che nell'arco temporale serale, tornando a casa sarei particolarmente esposto a delle azioni dimostrative o peggio intimidatorie». E anche il funzionario che firma i procedimenti amministrativi delle decadenze delle assegnazioni degli alloggi popolari, riferisce agli investigatori le sue preoccupazioni: «Firmando in prima persona quelle carte, il mio nome è ben noto ai destinatari dei provvedimenti». Lo stesso afferma una dipendente dell'ufficio Servizio politiche abitative: «La mia percezione di pericolo non è correlata ad una di queste famiglie in particolare, ma alla loro comunità in generale». E riferisce di una visita, di qualche anno fa, quando una delle persone interessate si presentò in Comune per parlare con lei e, durante l'attesa, «andava in escandescenze rompendo una scrivania presente alla reception».
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