Tik Tok, Fb e Instagram: cosa rischiano i politici

La tendenza del momento spiegata dal professor Teti, docente di sicurezza-web Si chiama effetto boomerang oppure, più semplicemente, “Cetto La Qualunque”
L’AQUILA. La politica sbarca su tutti i social. Dopo Facebook, Instagram e Twitter, arriva anche Tik Tok. Ed è un proliferare di post, video e messaggi elettorali per il voto del 25 settembre. Il mondo della comunicazione su piattaforma online è invaso, senza alcuna distinzione tra big di partito e semplici peones. Tutti si buttano a capofitto nel web: è la tendenza del momento. Una moda e un nuovo modo di comunicare. Magari credendo che Tik Toc, per esempio, raggiunga la platea vasta dei 18enni indecisi che quest’anno per la prima volta voteranno per il Senato. Ma c’è un rischio concreto, per politici di ogni bandiera o colore, che si nasconde dietro l’angolo. È un boomerang che può tradursi in “effetto Cetto La Qualunque”, alias Antonio Albanese nel film Qualunquemente. Il Centro ha interpellato uno dei maggiori esperti di cibernetica e sicurezza su internet, l’abruzzese Antonio Teti, responsabile del settore sistemi informativi e innovazione tecnologica dell'Università "D'Annunzio" di Chieti- Pescara, che dice: «Si tratta di un rischio più che concreto».
POLITICI INFLUENCER. L'intento è proprio questo: dal centrodestra al centrosinistra, dai partiti storici ai nuovi movimenti, l'importante è apparire su social. «Tik Tok per ora è la piattaforma meno utilizzata in Italia», afferma Teti, «ed è relegata ad un pubblico di giovanissimi, per la maggior parte al di sotto dei 18 anni. Pertanto, per un politico sbarcare su Tik Tok risulta davvero improduttivo, se non controproducente. Ma lo stesso può dirsi per gli altri social come Facebook, Twitter, Instagram. I nostri politici, troppo spesso, non hanno una corretta comprensione della tipologia di social da utilizzare e, soprattutto, come farne uso».
EFFETTO BOOMERANG. Prima di creare un profilo e utilizzarlo per la propaganda politica è bene conoscere il linguaggio della comunicazione della piattaforma social scelta per non cadere, come accade, anche nel ridicolo. «Fare lo stesso post ovunque, ad esempio», fa notare il professor Teti, «può risultare negativo, in funzione anche del riscontro che lo stesso ottiene». Non solo. Un post costruito male può generare una serie di riscontri negativi difficili da fronteggiare per il politico di turno «che rischia di infilarsi in un vicolo cieco», avverte Teti. «È bene studiare gli strumenti messi a disposizione dai social, le potenzialità offerte e la costruzione dei messaggi video e scritti. Testi brevissimi, che richiedono sintesi ed efficacia». Insomma, «ogni post deve poter generare una pulsione positiva e piacere al pubblico» per evitare «l'onda d'urto di ritorno».
LIKE E VOTI. I like non corrispondono mai ai voti. Ma i social sono uno strumento di propaganda potentissimo, nel bene o nel male. «Hanno un condizionamento psicologico straordinario se usati in modo ottimale», dichiara Teti, «altrimenti fanno danni. E di politici che hanno scritto corbellerie e, poi, sono stati presi di mira con commenti al vetriolo se ne contano a migliaia. I social sono un'arma a doppio taglio, che bisogna saper usare. A volte, è la cultura che manca».
In molti non sanno, ad esempio, che per via degli algoritmi i contatti visibili non combaciano con quelli reali e che gli utenti sono dei "bot", profili finti costruiti appositamente, non persone fisiche. «Ne deriva», conclude Teti, «che buona parte di like e follower dei politici non sono veri».
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