Toga, codice e rose rosse: i giudici onorari in piazza

13 Dicembre 2020

Davanti al Tribunale la manifestazione silenziosa per sollecitare maggiori tutele Arriva la solidarietà dell’associazione Magistrati per il ruolo svolto dalla categoria

PESCARA. Nonostante il ripristino della zona rossa per un solo giorno, il flashmob dei giudici onorari di questa mattina davanti a Palazzo di giustizia è pienamente riuscito. Toga indosso, rosa rossa in una mano e codice nell'altra, hanno fatto sentire la loro voce silenziosa per cercare di trovare una soluzione agli annosi problemi che pesano su questa categoria: per protestare contro l'anomalia di uno Stato che nega qualsiasi forma di tutela ai giudici onorari e, con questo, la dignità stessa di lavoratori impegnati ogni giorno nelle aule dei tribunali per dare il loro fattivo contributo alla macchina della giustizia. «La nostra condizione lavorativa», spiega Gabriele Di Girolamo, giudice di pace ad Avezzano, «è diventata davvero insostenibile e questa situazione si è acuita in maniera drammatica con l’emergenza Covid: senza assistenza e previdenza, se non andiamo a lavorare non c'è reddito. Fa male che le istituzioni, a qualsiasi livello, continuino ad essere silenti. Oggi però abbiamo registrato la solidarietà dell’associazione nazionale Magistrati e questo è certamente un passo avanti».
L'Anm ha diffuso una nota con la quale esprime la ferma convinzione che non debba essere svilito il ruolo, e quindi dimenticato l’importante contributo fornito dai giudici e dai pubblici ministeri onorari. «Per queste ragioni, l'associazione dei magistrati esprime solidarietà per il disagio della categoria e auspica che il Governo e il Parlamento reperiscano le risorse finanziarie necessarie ad approntare le più opportune tutele economiche, previdenziali e sociali».
Le risorse, anche attraverso il Recovery fund, potrebbero essere disponibili per risolvere un problema annoso che riguarda circa 5.000 giudici onorari su tutto il territorio nazionale, per farli uscire da un contesto di incertezza di tutele e di precarietà sul piano previdenziale e retributivo e per dare loro il riconoscimento della funzione che svolgono al servizio della comunità.