Torino, il racconto di Gianfranco Calista: «Stavo cenando e ho visto mio figlio in tv»

Parla il papà del poliziotto pescarese: «L’ho riconosciuto dai capelli. Non era una manifestazione, quelli sono terroristi»
PESCARA. «Ho subito pensato: quello è mio figlio». Gianfranco Calista ha visto il suo Alessandro dagli schermi della televisione mentre mezza Italia rimaneva sbigottita da quelle scene. Gli occhi di un papà, lontano centinaia di chilometri, hanno visto il figlio cadere a terra, aggredito e preso a martellate. Solo, inerme, mentre una decina di uomini incappucciati lo pestavano, colpendolo su tutto il corpo. «Io stavo mangiando e stavano andando in diretta con quel video», racconta il papà ai microfoni della Tgr Abruzzo, «quando le telecamere lo hanno inquadrato ho visto i capelli un po’ rasati, si è alzato e l’ho riconosciuto. Mia moglie era seduta sul divano, non le ho detto niente però ho pensato: “Questo è mio figlio”», dice mettendosi le mani sul volto.
Papà Gianfranco, residente nella casetta di Catignano e un passato alle Poste, ha visto quelle scene davanti ai suoi occhi. Ha visto il suo Alessandro cadere a terra spinto dagli incappucciati che a più riprese si sono accaniti su di lui. Anche mentre provava a rialzarsi, Alessandro veniva rigettato a terra. E papà Gianfranco ha visto ogni secondo di quel video diventato ora interminabili. «È caduto a terra, loro erano 10-12 e gli si sono avventati addosso, contro di lui», continua. «C’era anche un altro marsicano proprio vicino, anche lui finito in ospedale». Anche il papà condanna quella guerriglia: «Non era una manifestazione, erano terroristi».
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