Tornano a Scafa i reperti dell’età romana

1 Aprile 2021

SCAFA. Sono tornati a Scafa, dopo quasi un secolo, i reperti romani trovati nel 1925. Il ritrovamento, casuale, avvenne nel corso degli scavi per la costruzione di nuovi fabbricati, e si capì di...

SCAFA. Sono tornati a Scafa, dopo quasi un secolo, i reperti romani trovati nel 1925. Il ritrovamento, casuale, avvenne nel corso degli scavi per la costruzione di nuovi fabbricati, e si capì di avere di fronte dei reperti del I secolo dopo Cristo, per l’esattezza bassorilievi funerari in pietra della Maiella, raffiguranti elementi del mondo militare, come elmi, corazze e scudi. Verosimilmente, i fregi appartenevano a tombe di alti ufficiali dell’esercito romano che frequentavano Ceio (questo era il nome di Scafa). Considerato che all’epoca Scafa era in provincia di Chieti, i resti furono trasferiti nel capoluogo teatino. In 96 anni hanno cambiato varie sedi, come ricorda l’amministrazione di Scafa, guidata dal sindaco Maurizio Giancola: l’Antiquarium Teatino, il Museo archeologico nazionale di Villa Frigerj, quindi il Museo archeologico nazionale della Civitella e, infine, il Tribunale.
Ieri, i bassorilievi sono stati trasferiti a Scafa, nel salone Val.Si.Mi (Valorizzazione siti minerari) dell’ex asilo delle suore Clarisse, nell’ambito di un accordo tra Tribunale di Chieti, Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Chieti e Pescara, Giancola e i vigili del fuoco. Sono stati loro ad occuparsi del trasporto, ed è stata «un’operazione tutt’altro che semplice», dice il sindaco ringraziando i vigili e il direttore della Soprintendenza Rosaria Mencarelli.
Trattandosi di frammenti «di valore inestimabile», Giancola ha raggiunto «un’intesa anche con il comando dei carabinieri della compagnia di Popoli e con la stazione dell’Arma di Scafa, per i controlli». Assistendo alle operazioni si è detto soddisfatto «perché abbiamo riportato in paese qualcosa di molto importante, che appartiene alla nostra storia. È emozionante essere qui», ha commentato ieri. Di questi fregi parla il libro “Scafa 50 anni”, di Gianfranco De Luca, Nella Martino e Gabriella Di Giandomenico, edito dal Comune nel 1998. Proprio Di Giandomenico fa notare che «la fattura dei bassorilievi ed i simboli militari che vi sono raffigurati ci consentono di affermare che, probabilmente, le persone sepolte fossero d’alto rango e che Ceio fosse una località tutt’altro che marginale».