Tornano anche le trivelle contro il caro-bollette

19 Febbraio 2022

Il governo svela il piano per aumentare la produzione e scovare nuovi giacimenti Ma scoppiano le prime polemiche, Di Salvatore (No Triv): «Pronti a fare ricorso»

Tornano le trivelle anche in Abruzzo per fronteggiare l’aumento esponenziale delle bollette e scoppiano le prime polemiche. Il governo ha svelato il nuovo piano con cui punta a raddoppiare l’estrazione dai giacimenti nazionali di gas, passando da 3 a 6 miliardi di metri cubi l’anno. Sono stati individuati i punti i del territorio nazionale n cui sarà possibile far partire le nuove ricerche di giacimenti, da aggiungere ai siti in cui verranno potenziate le attività di estrazione.
LA NUOVA MAPPA Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha messo nero su bianco la nuova mappa, detta “Pitesai” (Piano della transizione energetica sostenibile delle aree idonee), che individua i punti principali del territorio dove sarà possibile avviare ricerche e coltivazioni di idrocarburi. Saranno prese in considerazione solo le richieste per l’estrazione arrivate dopo il 2010, mentre quelle precedenti sono ritenute non più compatibili con la situazione ambientale. Tra le aree terrestri che non potranno più essere interessate da attività di ricerca e coltivazione, ci sono la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige, la Liguria, l’Umbria, una parte della Toscana e la Sardegna. Per il mare, invece, circa il 5% dell’intera superficie italiana non potrà essere toccata. Tra i vincoli principali, c’è anche il via libera a ricercare solo giacimenti di gas e non di petrolio.
le trivelle in aBRUZZo
L’Abruzzo è compreso nel piano insieme ad altre 14 regioni: circa il 42,5% della terra ferma del nostro Paese è interessata dal progetto di estrazione di gas. L’Abruzzo, poi, fa anche parte di quelle regioni (le altre sono Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Molise e Puglia) per le quali potrebbero sboccarsi una cinquantina di nuovi permessi di ricerca a breve. Le attività di estrazione riguarderanno soprattutto il tratto di mare compreso tra Abruzzo e Marche ma anche altre zone a sud di Torino di Sangro e in prossimità di Vasto.
In totale, per le aree marine, il governo considera disponibile circa l’11,5% delle zone aperte nel territorio nazionale, cioè quelle dove è concessa la ricerca e la coltivazione di idrocarburi. Le altre sono, oltre alle coste dell’Adriatico, la zona del Canale di Sicilia, le coste di fronte alla Puglia, il golfo di Taranto e le coste di Venezia.
Reazioni e polemiche
La necessità di potenziare le capacità estrattive di gas del Paese e la possibilità di vedere nuove trivelle davanti alle coste abruzzesi ha già scatenato le prime polemiche.
«La scelta di aumentare la quota di gas prodotto a livello nazionale non deve diventare il cavallo di Troia per decisioni avventate e devastazioni ambientali», afferma il segretario del Pd Abruzzo Michele Fina. «Sulle nuove trivellazioni in mare occorrerà una discussione attenta, che non potrà prescindere dai territori». Secondo Fina «il principio riguarda naturalmente anche l'Abruzzo, coinvolto in prima linea negli anni scorsi nel dibattito e nel confronto, da posizioni molte decise, sull'opportunità di potenziare le trivellazioni. Quella sensibilità e la convinzione del valore della tutela dell'ambiente e del paesaggio sono intatte». L’opinione del segretario del Pd abruzzese è spalleggiata anche dal suo omologo molisano, Vittorino Facciolla «Adesso che l'Italia ha provato quanto sia appesa ad un filo in merito all'approvvigionamento energetico, anche perché negli anni passati si è fatto poco o nulla per incentivare la produzione di energie rinnovabili sul suolo italiano, il caro bollette sembra fungere da ricatto e l'urgenza di trovare soluzioni potrebbe allentare i controlli e farci rischiare trivellazioni selvagge», attacca il segretario del Pd Molise. Alza la voce anche il comitato No Triv. «Peggio non si poteva fare», afferma il costituzionalista e docente universitario a Teramo Enzo Di Salvatore, che è anche componente del coordinamento nazionale del comitato anti trivelle, «il Pitesai è un documento che renderà ancora più confuso il settore delle estrazioni, già di per sé caotico. E che non andrà a ridurre i contenziosi dinanzi ai giudici amministrativi, anzi li aumenterà». Il comitato già promette battaglia dopo la pubblicazione del piano del governo. «Ci stiamo già organizzando, con diversi Comuni (tra cui Martinsicuro)», conclude Di Salvatore, «per presentare ricorsi. Il piano si muove in controtendenza rispetto agli impegni assunti dall’Italia in sede internazionale (gli accordi sul clima) e in sede europea (neutralità climatica entro il 2050)».