Tortuga a fuoco, indaga la Procura Al vaglio la telecamera in spiaggia

L’impianto dello stabilimento potrebbe rivelare la sagoma di chi alle 5 del mattino ha appiccato il rogo Ma non si esclude la pista accidentale. Intanto i carabinieri hanno ascoltato i gestori e la proprietà
PESCARA. L’odore acre è ancora lì, a raccontare la fine di un’epoca. È presto per dire se l’incendio che due giorni fa ha divorato il “Tortuga” sia stato di origine dolosa o se, invece, sia scaturito da un corto circuito, alle 5 del mattino, quando il sole stava sorgendo e al confine tra Montesilvano e Pescara non c’era nessuno in giro.
I primi accertamenti dei vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme e limitato i danni, non hanno dato risposte certe perché al loro arrivo il rogo era già in fase avanzata e quindi eventuali tracce potrebbero essere sparite, o almeno così sembra. E per questo non si esclude nessuna pista. Ecco perché andranno eseguiti degli approfondimenti, alla ricerca di prove che raccontino l’origine del rogo. E su questo si dovrà esprimere il sostituto procuratore Gabriella De Lucia, che ha aperto un fascicolo per incendio e sta coordinando le indagini dei carabinieri di Montesilvano. Ieri il pm ha incontrato il personale dei vigili del fuoco impegnato nel locale per tutta la giornata di giovedì.
All’interno del “Tortuga”, in particolare nella zona dove le fiamme sono partite e poi si sono concentrate, tra il bar e la veranda che danno sul mare, non sarebbe stato trovato nulla che possa far pensare a un rogo appiccato appositamente, nessun segnale sull’utilizzo di prodotti per alimentare le fiamme. Ma un primo esame della struttura non avrebbe neanche permesso di rilevare anomalie dal punto di vista tecnico, partendo dal presupposto che nel locale la corrente elettrica c’era, quella notte, ma non è detto che alimentasse tutto l’edificio simbolo del divertimento notturno. Il lavoro dei vigili del fuoco per cristallizzare la scena, anche tenendo conto della documentazione da esaminare, è corposo e complesso e non è ancora confluito in una relazione, fondamentale per ulteriori passi avanti nelle indagini. Intanto, però, i carabinieri hanno avviato subito la loro attività, cercando dei possibili elementi anche dalle registrazioni delle telecamere della zona, considerato che ci sono diversi occhi elettronici, su via Aldo Moro ma anche all’esterno del Tortuga, scoprendo però che non tutte funzionano. E giovedì sera hanno sequestrato il “Tortuga”, per consentire lo svolgimento di altri accertamenti da parte degli esperti.
Le piste sono tutte aperte. I carabinieri hanno già ascoltato coloro che ruotano attorno al locale sul fronte della proprietà e della gestione, di recente rilevata da Daniele Capperi. Non ci sarebbero testimoni rispetto al momento in cui le fiamme hanno cominciato ad ardere nello stabilimento che si trova proprio all’inizio del lungomare di Montesilvano e che in questo periodo era al centro di lavori per il rilancio, in vista della stagione estiva. Ha dato l’allarme un pescatore che ha visto del fumo e ha fatto intervenire i vigili da Pescara e Montesilvano, con un numero consistente di uomini e mezzi. Nessuno, invece, si è accorto delle fiamme dalla strada e per questo hanno avuto tempo di svilupparsi anche in una parte del salone, attaccando pesantemente il tetto in metallo che in parte è crollato. Se un aiuto può arrivare dalle telecamere, in relazione al momento in cui è scoppiato il rogo, non è detto però che le immagini si possano visionare. È fuori uso, infatti, l’impianto di via Aldo Moro che guarda sul lungomare e sull’incrocio con via Livenza: le due telecamere del Comune, posizionate all’angolo tra le due strade, lato monti, non torneranno in funzione se non dopo un intervento di manutenzione. A pochi passi dal “Tortuga” ci sono, poi, le telecamere del distributore di carburanti. Fondamentale, a questo punto, l’impianto dello stesso Tortuga, che controlla anche la spiaggia, da dove sarebbe partito l’incendio: è su questo che si stanno concentrando gli investigatori.

