Tortuga, via i sigilli: nessuna traccia dell’innesco del rogo

Il locale era stato messo sotto sequestro lo scorso aprile L’obiettivo: trovare la prova della presunta origine dolosa
PESCARA. Era la mattina del 15 aprile del 2021 quando un grosso incendio distrusse gran parte del Tortuga, lo storico locale e stabilimento balneare della riviera, al confine tra Pescara e Montesilvano. E dunque, a distanza di quasi un anno e con un’inchiesta della procura che è ancora aperta (e sempre contro ignoti), il Tortuga torna nella disponibilità dell’attuale gestore, Daniele Capperi.
L’imprenditore pescarese potrà iniziare quindi i lavori per far tornare a vivere la struttura, dopo essere stato costretto a saltare una intera stagione con danni piuttosto pesanti per lo stesso imprenditore che aveva appena rilevato dal tribunale di Chieti la gestione del locale che è ancora nelle mani dell’autorità giudiziaria per una serie di questioni legate a una inchiesta che coinvolse l'ormai scomparso imprenditore Mauro Mattucci.
La struttura è ancora dei figli di Mattucci, ma gestita dal tribunale di Chieti che, con una nuova gara, l’aveva assegnato a Capperi dopo averla tolta ai Vaccaro. Il pm titolare dell’inchiesta, Gabriella De Lucia, proprio nei giorni scorsi ha deciso di dissequestrate la famosa struttura che ha contribuito a disegnare un pezzo di storia del litorale pescarese.
Il motivo è legato alla consulenza che il magistrato pescarese aveva assegnato a un esperto per capire le cause di quell’incendio che distrusse soprattutto tutta la parte che affaccia sul mare. Si attendeva anche la relazione dei vigili del fuoco che, nell’ottobre dello scorso anno, depositarono le loro conclusioni, escludendo qualsiasi natura di carattere elettrico alla base dell’incendio. E dunque, se le fiamme non sono state generate da un problema tecnico-elettrico, restavano aperte tutte le possibili ipotesi di natura dolosa.
Ma l’approfondito esame di tutto il locale non avrebbe permesso di trovare neppure la minima traccia di un innesco che potrebbe dar corpo a questa ipotesi dell’incendio doloso. I motivi sarebbero legati alla tanta acqua utilizzata dai vigili del fuoco per domare quell’incendio.
Quando, il 15 aprile dello scorso anno, venne lanciato l’allarme da parte da un passante che aveva notato del fumo uscire dalla parte posteriore del locale (erano da poco passate le 5 del mattino) della riviera, al confine tra Pescara e Montesilvano, le fiamme avevano già fatto un gran lavoro distruttivo. Per cui i vigili del fuoco per ore dovettero lottare per spegnere fino all’ultimo focolaio.
E quell’immenso lavoro di spegnimento, finalizzato a mettere in sicurezza il locale e tutta la zona, avrebbe contribuito a cancellare ogni possibile traccia dell’innesco: quando i vigili, spente le fiamme, furono in grado di entrare nel locale, non riuscirono a trovare nulla, per cui fu necessario riprendere le ricerche di un eventuale innesco soltanto qualche settimana dopo, quando cioè il locale era stato già messo sotto sequestro dalla procura.

