Tra Matteotti e l’Abruzzo un legame lungo 100 anni

10 Giugno 2022

A Chieti si tenne il processo “farsa” agli assassini fascisti che uccisero il socialista Il legale scelto dalla vedova, Galliano Magno, era di Orsogna: parla la nuora Marina

Un filo doppio lega indissolubilmente l'Abruzzo all'omicidio di Giacomo Matteotti. Il deputato socialista fu rapito il 22 maggio 1924 e il suo corpo venne ritrovato il 10 giugno, una ventina di giorni dopo. Nel 98° anniversario, a parlare è Marina Campana Magno (nella foto in basso), la nuora di Pasquale Galliano Magno, l'avvocato della vedova di Matteotti, Velia, al processo “farsa” che si tenne a Chieti. Originario di Orsogna, Galliano Magno aveva conosciuto Matteotti qualche anno prima, ad un comizio in Abruzzo, e ne era diventato amico e confidente ritrovando, nel socialismo borghese che li accomunava, quell'ideale di "Paese nuovo" da ricostruire. L'ampia e preziosa biblioteca dell'avvocato Magno, 5mila volumi in tutto, si trova oggi in un deposito del Centro Brera, a Milano, destinata ad arricchire la Biblioteca socialista europea, che in realtà non ha mai visto la luce. Potrebbe essere l'Abruzzo a fregiarsene e a prendersi cura del patrimonio letterario di quello che è stato definito dall'Archivio di Stato di Roma "un personaggio storico abruzzese".

L'ASSASSINIO DI MATTEOTTI Il 10 giugno è il giorno del ricordo. «C'è un particolare della vicenda che conoscono in pochi», afferma Marina Campana Magno, «l'ultimo discorso pronunciato da Matteotti in Parlamento, che gli è costato la vita, è stato preceduto da un telegramma di Galliano Magno a Mussolini in cui venivano ricordate le origini socialiste del Duce e gli veniva chiesto come mai non fosse più possibile votare liberamente. Matteotti aveva avuto notizia di quel telegramma diventato, poi, la traccia del suo discorso in Parlamento, con concetti e dettagli più ampi. Un retroscena rimasto a lungo nell'ombra». Un omicidio, quello di Matteotti, nato forse come atto intimidatorio, per sottrarre al deputato i documenti di cui era in possesso, tanto che la borsa non fu più ritrovata. «Era un uomo dalla tempra forte», dice Campana Magno, «ed è possibile che la sua reazione all'aggressione abbia portato al tragico epilogo che conosciamo».

SOCIALISTA BORGHESE «Mio suocero non era dichiaratamente socialista, ma lo è diventato con la venuta in Abruzzo di Matteotti che aveva tenuto un comizio a Chieti , il primo maggio del 1920, per promuovere le sue idee», ricorda la nuora dell'avvocato Galliano Magno, «da lì sono sbocciati un convincimento e una solida amicizia tanto che, dopo il Biennio Rosso in cui non si poteva assolutamente aderire al socialismo, Matteotti inviò una cartolina a Natali in cui scriveva: «Il compagno Magno dice che è possibile fare nuovamente delle sezioni in Abruzzo».

Da quel momento, Galliano Magno non ha mai mollato la presa, tanto da diventare l'avvocato delle vedova di Matteotti nel processo contro gli autori del delitto. «Ha assunto la difesa della signora Velia ben sapendo che era tutto già scontato, tutto deciso: lui ha rischiato la pelle e la carriera. Non ha avuto una vita facile per il suo ruolo. Quando passava per strada, la gente cambiava marciapiede». Un facilitatore: così lo descrive la nuora. «Ed è stato così anche quando è diventato vice prefetto politico, preposto alla ricostruzione seguita all'epoca fascista, in particolare alla ricostruzione di Pescara rasa al suolo da sei bombardamenti. Ha scritto a tutti i pescaresi fogli di rientro, dando assicurazione che avrebbe ricostruito strade e acquedotti e lo ha fatto. È stato direttore dell'ospedale, pienamente dentro la ricostruzione di Pescara. Non è stato sollecito, invece, e lo ha fatto volutamente», annota la signora Campana Magno, «nel segnalare i fascisti perché sapeva che sarebbe stato inutile rinvigorire lo scontro con i socialisti. Lui era contrario a questa violenza, voleva solo mettere un punto e andare a capo, pensando alla ricostruzione fisica e sociale».

PREZIOSA BIBLIOTECA Persona di grande cultura e lungimirante nelle sue idee, Galliano Magno era anche un amante della lettura. «5mila volumi sono stati trattenuti in comodato d'uso a Milano, in un deposito del Centro Brera, dove si trova anche la biblioteca dell'Avanti. L'idea, che però non è andata in porto, era di creare una Biblioteca europea socialista. Non ne abbiamo avuto più notizia».

La nuora dell'avvocato di Matteotti rinnova l'appello «perché un bene privato della famiglia non vada disperso. Mi piacerebbe vederlo collocato in un luogo culturale», sottolinea, «fa parte della memoria dell'Abruzzo e qui potrebbe essere riportato con la creazione di una biblioteca specifica. Sentirò, nei prossimi giorni Stefania Craxi, che è in stretto rapporto con il Centro Brera, per capire se è possibile sbloccare la situazione: si tratta di un patrimonio culturale talmente vasto che qualcuno deve pur prendersene cura». Dai saggi ai romanzi, dalle lettere alle ricerche storiche. Libri con glosse a margine e persino dischi in cartone con i discorsi di Mussolini, gelosamente custoditi per decenni in un'ampia libreria in legno di noce. «Una documentazione preziosa che ripercorre la storia di un'epoca e della nostra regione», aggiunge Campana Magno.

L'INTITOLAZIONE La scelta di spostare da Roma a Chieti il processo Matteotti è stata suggellata con un ricordo indelebile: l'intitolazione, nel 2018. di una delle sale del tribunale di Chieti all'avvocato Pasquale Galliano Magno, dopo i lavori di ristrutturazione dell'edificio. «Scelta accompagnata», ricorda la nuora, «da una lettera del Presidente della Repubblica, per commemorare quello è stato riconosciuto pubblicamente come uno dei personaggi storici abruzzesi, come risulta dai documenti dell'Archivio di Stato di Roma e dalla digitalizzazione della documentazione del Mibac».