Trabocchi, c’è il via libera a ingrandire i ristoranti

7 Luglio 2020

La Corte costituzionale boccia il Governo: la legge regionale è legittima

PESCARA. La Corte costituzionale boccia il governo e dà l’ok all’ampliamento dei ristoranti sui trabocchi. È stato ritenuto infondato il ricorso sulla legge regionale impugnata dal Consiglio dei ministri. Con la sentenza 138/2020 l’organo - presidente Marta Cartabia - si è pronunciato in merito alla norma abruzzese per il recupero e valorizzazione di autentici simboli della costa teatina. La decisione della Corte è riassunta in otto pagine che esaminano punto per punto la questione.
I MOTIVI DEL RICORSO. Il Consiglio dei ministri aveva deciso di impugnare la legge numero 7 del 10 giugno 2019 ritenendola «invasiva della competenza legislativa statale nella materia della tutela del patrimonio culturale e del paesaggio». Tra i punti essenziali del provvedimento regionale contestato c’è la possibilità di ampliare la superficie calpestabile di queste eccezionali macchine da pesca, trasformate in ristoranti (16 su 33 strutture), fino a un massimo di 160 metri quadrati ai quali possono essere aggiunti altri 50 metri per cucina e bagno. L’accoglienza massima prevista dalla nuova norma è di 60 persone. Secondo il ricorrente, però, la Regione si sarebbe posta in contrasto «per avere dettato una disciplina unilaterale dei trabocchi, che fissa parametri dimensionali di riferimento per gli interventi su detti manufatti con valori non previsti dalle norme statali di settore e che per di più interferisce con i Piani demaniali marittimi comunali laddove essi contengono specifiche molto più restrittive di quelle proposte dalla legge in esame».
IL PASSAGGIO CHIAVE. Uno dei punti più rilevanti riguarda l’introduzione del riferimento a una “superficie complessiva di occupazione massima” «che effettivamente risponde alla finalità di circoscrivere l’area complessiva destinata alla valorizzazione dei trabocchi in funzione, sia dell’ottimizzazione dei flussi turistici (cui è strumentale la regolazione dell’attività di ristorazione) sia di un più fruibile soddisfacimento delle visite didattico-culturali (anche extraregionali) demandate alla promozione della storia degli stessi trabocchi. Il che», si legge a pagina sei della sentenza, «non eccede l’ambito dei poteri propriamente spettanti alle Regioni». Insomma, il legislatore regionale non avrebbe fatto “un’invasione di campo”. Subito dopo si spiega come non sia esatto che i nuovi parametri di superficie dei trabocchi vadano a sommarsi all’incremento del 20%, «poiché quest’aumento è testualmente riferito ai soli “caliscendi”». In merito ai Piani demaniali marittimi comunali (Pdmc), inoltre, esclude interferenze in quanto «detta norma non implica la diretta applicabilità dei limiti massimi di superficie da essa indicati, né autorizza la deroga rispetto ai Pdmc».
I RISTORANTI. L’attività di ristorazione non costituisce una novità normativa e non è attinto da precedenti censure e pronunce di incostituzionalità. Per cui secondo la Corte - e questo è un altro passaggio chiave del documento - «la puntuale regolamentazione di tale attività (con riguardo, in particolare, alla superficie massima sfruttabile e al numero massimo delle persone ospitabili), non si pone in contrasto con il principio generale della tutela del patrimonio storico-culturale, essendo piuttosto rivolta alla sua valorizzazione in funzione di un richiamo turistico appositamente regolamentato in modo appropriato». A sua volta «la maggior ampiezza della passerella di accesso al trabocco, è coerente con l’assolvimento dell’esigenza di consentire, da un lato, la fruizione del trabocco da parte delle persone con disabilità e, dall’altro, l’osservanza dei parametri di sicurezza per la pubblica incolumità dei soggetti fruitori, sia in chiave turistica che didattico-culturale».
NESSUNA INVASIONE. In uno dei punti finali, la Corte costituzionale chiarisce espressamente che non c’è stata alcuna invasione della sfera di attribuzioni riservate allo Stato in quanto, al contrario, viene previsto che «gli interventi di recupero, utilizzazione e ristrutturazione dei trabocchi debbano necessariamente conformarsi alle prescrizioni statali relative agli ambiti edilizio, igienico-sanitario, sicurezza e antincendio». Elementi ribaditi anche dal passaggio che riguarda i nuovi interventi relativi ai trabocchi, i quali rimangono assoggettati all’applicazione della disciplina generale concernente il rilascio e il rispetto delle autorizzazioni previste dalla normativa statale. «Tali autorizzazioni, ovviamente, non possono altrimenti articolarsi che nelle forme procedimentali contemplate dalla stessa normativa statale (non risultandone affatto previste altre dalla Regione), come specificato proprio nel testo di legge».
IL RILANCIO. Si tratta di una sentenza che rilancia in chiave turistica autentici fiori all’occhiello della costa abruzzese. La Regione può esultare, così come i traboccanti, per un esito sperato al termine di un iter seguito da massimi luminari della materia. Tra questi l’avvocato Diego De Carolis, esperto in diritto amministrativo e urbanistico, che ha giocato un ruolo fondamentale nel sostegno ai traboccanti e alla Regione stessa.
LE REAZIONI. Per il governatore Marco Masilio si consolida «il percorso di salvaguardia dei trabocchi. Ricordo che contro questa legge fecero ostruzionismo ed esultarono i partiti di opposizione. Avrebbero fatto meglio a difendere la Regione e il lavoro fatto per garantire l’economia e il turismo». Il presidente parla di «una legge che abbiamo voluto e approvato e che già dalla scorsa stagione ha permesso a numerosi operatori di poter svolgere le proprie attività economiche». Il consigliere regionale Fabrizio Montepara sottolinea che il provvedimento della Corte costituzionale «dimostra la bontà e la serietà del lavoro svolto e sancisce la conclusione di un iter che permetterà sia la tutela del lavoro dei traboccanti sia una semplificazione burocratica». Gli fanno eco il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, e l’assessore Nicola Campitelli: «Si tratta di una sentenza storica», affermano, «con la quale si certifica il buon lavoro della Regione».
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