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5 aprile

5 Aprile 2026

Oggi, ma nel 1976, a Roma, al civico 16 di via Bettino Ricasoli, all’Esquilino, alle 2 di notte, nel lurido dormitorio abusivo al secondo piano, all'interno quattro, il gestore Giuseppe Rizzani, di 68 anni, originario di Caltagirone di Catania, assassinava il marocchino Salah Qnaider, di 37, commerciante ambulante di collanine e tappeti, per futile vendetta. Il malcapitato veniva tramortito nel sonno a colpi di mattone in faccia e poi strangolato con un cappio. La vittima era ospitata nella stanza col mendicante Francesco Medori, cieco e senza una mano. L’omicidio aveva come movente la lite, risalente a tre giorni prima, tra Qnaider e Rizzani. Quest’ultimo aveva rubato l’orologio da polso di Medori, unico ricordo di famiglia.

Quella notte sia il titolare dello squallido affittacamere che il “vu cumprà”, che aveva preso le difese dell’anziano non vedente "suo amico", erano finiti a farsi medicare nell’ospedale San Giacomo. Poi, evidentemente, il siciliano s’era preso la rivalsa sul pugno ricevuto in viso da Qnaider. Dopo averlo fatto fuori, alle 7, aveva trascinato il cadavere del nordafricano per strada, vicino piazza Vittorio Emanuele II, abbandonandolo sul marciapiede. Lasciando però tracce di sangue lungo le scale. Macchie ematiche notate poi dal portiere dello stabile Filippo Ganni. Per questo il sicario improvvisato verrà arrestato e portato nel carcere capitolino di Regina Coeli.

L’appartamento era stato preso in affitto da 20 anni a canone bloccato, a 20mila lire al mese, e adibito a struttura non autorizzata per senzatetto a 600 lire a notte a posto letto. Complessivamente vi alloggiavano in 14, incluso Rizzani che s’era riservato la stanza più grande. Secondo le cronache del tempo la sporcizia albergava ovunque (nella foto, particolare, la notizia del delitto riportata sul quotidiano milanese “Corriere della Sera”, del giorno dopo, il 6 aprile di quel 1976, a firma di Franco Manocchia). Soprattutto il fatto di sangue portava alla conoscenza dell’opinione pubblica -anche perché secondo i giornali le autorità e gli esponenti delle forze dell’ordine erano già al corrente della situazione- la feroce esistenza della varia umanità stivata nel tugurio a ridosso del viavai della stazione dei treni Termini.