Traffico di droga: Ballone nega E spuntano nuove intercettazioni

«Sbirri della finanza si sono appostati, mi è stato riferito da ragazzi che mi guardano il quartiere» E l’avvocato Di Mascio annuncia il ricorso al Riesame sulla legittimità delle chat finite nell’inchiesta
PESCARA. Prima ha detto di non far parte di alcuna organizzazione, negando ogni addebito, e poi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Massimo Ballone, il bandito laureato di 61 anni ritenuto uno degli ispiratori della banda Battestini, ieri mattina dal carcere di San Donato, in cui da mercoledì è rinchiuso con l'accusa di far parte di una associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, ha preferito non rispondere alle accuse che gli vengono mosse nella lunga ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, Linda D'Ancona.
Il suo legale, l’avvocato Carlo Di Mascio, ha già annunciato che presenterà ricorso al Tribunale del Riesame di Napoli sulla legittimità delle chat intercettate, anche in relazione alla legislazione internazionale, e sull’esistenza del rapporto associativo.
Nell'inchiesta, condotta dalla Dda di Napoli, insieme a Ballone sono coinvolte altre 27 persone. Devono rispondere a vario titolo di far parte di una banda che importava ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America, per poi esportarla non solo in Italia e in Europa, ma persino in Australia. In un anno, tra marzo 2020 a marzo 2021, il gruppo, che aveva la propria base a Napoli, avrebbe movimentato oltre 7 tonnellate di cocaina, di cui 1,3 sottoposte a sequestro in Italia e all’estero, per quasi 300 milioni di euro.
Tra gli arrestati, presunti appartenenti alla cosche mafiose calabresi, c’è un pezzo da novanta del narcotraffico, il boss Raffaele Imperiale. Nelle rete anche un altro abruzzese: Carlo Amedeo Cappelletti, 69 anni di Avezzano, che ieri ha scelto di non rispondere al giudice. Sia l’interrogatorio di Ballone che quello di Cappelletti si sono svolti in videoconferenza, davanti al gip D’Ancona. Secondo l’accusa, mentre Cappelletti trasportava la droga, Ballone la custodiva insieme ai soldi, tanti soldi. «Agendo da Pescara», dicono gli atti dell'inchiesta, «provvede alla custodia dei carichi che gli vengono consegnati dal calabrese Giuseppe Mammoliti e alla distribuzione della droga a Pescara e nei comuni limitrofi».
Secondo quanto emerso dalle indagini, lo stupefacente, che arrivava in Italia via mare, veniva prelevato e trasportato su gomma da autotrasportatori compiacenti, per poi essere nascosto in depositi e covi tra Campania, Calabria, Emilia Romagna e Lazio.
La banda poteva contare su una fitta rete di collaboratori in varie regioni. E tra questi, a Pescara, c’era Ballone, il quale nel luglio 2020, durante uno degli ultimi incontri con Cappelletti, inizia ad avere il sospetto che le forze dell’ordine gli abbiano installato un localizzatore sull’auto. E così, dovendo ricevere dall’avezzanese il denaro delle ultime consegne fatte, gli indica nuove modalità da seguire. «Domani mattina», gli dice, «me li porti al supermercato. Venendo da Chieti sta a 400 metri dopo il bar, subito dopo il ponte». Poi Ballone teme di essere controllato dalla Finanza e invita di nuovo Cappelletti a fare attenzione. «Sbirri della finanza sono entrati nel cancello del magazzino dismesso e si sono appostati, lo hanno fatto sicuramente due volte. Mi è stato riferito da ragazzi che mi guardano il quartiere, ho mandato dentro a controllare se hanno piazzato dispositivi, ma non ne hanno trovati. Hanno trovato mozziconi di sigaretta. Non si può sottovalutare».

