Traffico di droga da 300 milioni: gli affari di Ballone con le cosche

17 Novembre 2022

Arrestato il capo della banda Battestini che ha già trascorso 28 anni in carcere: presto l’interrogatorio Finanza, polizia e Dda campana scoprono i legami con la mafia calabrese: il pescarese gestiva i soldi

PESCARA. Per Massimo Ballone, 61 anni, da sempre ritenuto dagli investigatori uno degli ispiratori della famosa banda Battestini, che imperversò tra Abruzzo e Marche alla fine degli anni ’80, ieri mattina all’alba si sono di nuovo spalancate le porte del carcere, dove ha già trascorso 28 anni della sua vita. Stavolta le rapine non c’entrano nulla. E non c’entrano neanche gli assalti ai portavalori. Ballone deve rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. In un’inchiesta della Dda di Napoli, insieme a lui sono finite in manette 27 persone, tra cui presunti appartenenti alle cosche mafiose calabresi e un altro abruzzese: Carmine Amedeo Cappelletti, 69 anni, di Avezzano. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di far parte di una banda che importava ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America per poi esportarla non solo in Italia e in Europa, ma persino in Australia. Nel giro di un anno, tra marzo 2020 a marzo 2021, il gruppo, che aveva la propria base a Napoli, ha movimentato oltre 7 tonnellate di cocaina, di cui 1,3 sottoposte a sequestro in Italia e all’estero, per quasi 300 milioni di euro. Le misure cautelari sono state effettuate dalla guardia di finanza e dalla polizia. A Pescara l’arresto è stato eseguito dalla squadra mobile, diretta da Gianluca Di Frischia. Ballone è stato rinchiuso nel carcere di San Donato, dove nelle prossime ore, assistito dall’avvocato Carlo Di Mascio, sarà interrogato per rogatoria.
Al vertice della banda, vi era il noto narcotrafficante Raffaele Imperiale, arrestato a Dubai, dove era latitante, nell’agosto del 2021. Ed era proprio Imperiale in persona ad occuparsi dell’import della cocaina, che veniva nascosta all’interno di container tra i carichi di frutta. Le navi raggiungevano i principali scali marittimi commerciali europei grazie ad accordi, alleanze e joint ventures intrecciate, a partire da gennaio 2017, con narcotrafficanti sud americani ed europei di primissimo livello. Ossia colombiani delle famigerate formazioni paramilitari conosciute come Clan del Golfo e olandesi di origine marocchina. Una volta sulla terra ferma, lo stupefacente veniva prelevato e trasportato su gomma da autotrasportatori compiacenti per poi essere nascosto in depositi e covi tra Campania, Calabria, Emilia Romagna e Lazio. La banda di narcotrafficanti, oltre ad avere articolazioni in Europa, Africa e Sud America, poteva contare su una fitta rete di collaboratori in varie regioni italiane.
Ognuno nel gruppo aveva un ruolo preciso. C’era chi gestiva il denaro, chi gli automezzi utilizzati per il trasporto della droga e del contante, chi impartiva disposizioni ai corrieri. Ballone aveva rapporti con il calabrese Giuseppe Mammoliti, residente a Duisburg in Germania, e aveva ingenti disponibilità di denaro: teneva, insomma, una sorta di cassa. Secondo quanto emerso nelle indagini e riportato nell’ordinanza di custodia cautelare di 960 pagine, i proventi del traffico di droga venivano riciclati e reimpiegati. I soldi sono stati anche reinvestiti in attività speculative come la compravendita di oro. Gli appartenenti all’organizzazione erano in costante contatto tra loro grazie a sistemi di comunicazione crittografati (tra i quali Encro-Chat e Sky-Ecc), oggetto di approfondimenti da parte di una squadra investigativa comune franco-olandese-belga e acquisiti attraverso una collaborazione internazionale con l’Agenzia Europol e con l’Autorità giudiziaria francese ed olandese, coordinata da Eurojust. Nel corso delle indagini, sono state sequestrati oltre 150 chilogrammi di cocaina, 50 di hashish e circa 650 mila euro trovati in alcuni dei tanti depositi dove lo stupefacente veniva stoccato, in tutta Italia. Per gli investigatori, ieri è stato sgominato «uno dei cartelli della droga più importanti a livello mondiale».