Traforo, la rivolta del popolo dei Tir

Quei trenta minuti interminabili al semaforo creano danni anche al trasporto delle merci: la denuncia della Fita Cna
TERAMO. Quel semaforo piazzato da una settimana ai due imbocchi del traforo del Gran Sasso, verde per cinque minuti e rosso per mezz’ora, non è solo un implacabile moltiplicatore di tempi: lo è anche di costi. La federazione nazionale dei trasportatori della Cna, la Fita, lo evidenzia fornendo anche i numeri della stangata in atto sull’A24 ai danni delle imprese di trasporto. Si tratta, ovviamente, di stime. Accompagnate da una richiesta esplicita alle istituzioni: «Introdurre un meccanismo automatico per il riconoscimento di un’agevolazione tariffaria o di un rimborso del pedaggio autostradale per disagi alla mobilità».
Così il dirigente Fita Cna Mauro Concezzi sul senso unico alternato previsto per 45 giorni nel traforo: «Le province di Teramo e L’Aquila, in particolare, sono destinate a subire impatti significativi a causa dei maggiori tempi di percorrenza. Secondo una nostra stima dettagliata, l’impatto economico derivante dai maggiori tempi di percorrenza sui veicoli pesanti risulta molto penalizzante. Nell’arco dei 45 giorni di disagi, il maggior costo medio che ogni veicolo pesante che transita per il traforo del Gran Sasso dovrà subire è pari a circa 2.602,75 euro. Secondo i dati Aci 2023, nelle province di Teramo e L’Aquila circolano rispettivamente 35.271 e 34.763 camion. Stimando, in maniera prudenziale, che un quarto di questi veicoli abbiano come via quotidiana quella del traforo, nei 45 giorni di circolazione alternata le imprese di autotrasporto della provincia di Teramo subiranno una maggiorazione di costi pari a 22.950.398 euro, mentre quelle della provincia dell’Aquila affronteranno un aggravio economico di 22.619.849 euro».
Ma i problemi, a detta della sigla dell’autotrasporto, non si fermano qui: «La chiusura del traforo potrebbe influire anche sul flusso totale delle merci destinate ad altre regioni d’Italia. Secondo i dati Istat 2022, dall’Abruzzo originano oltre 17 milioni di tonnellate di merce che, per l’autotrasporto, rappresentano un potenziale fatturato di quasi 700 milioni di euro; di questi, oltre 85 milioni potrebbero essere messi in discussione nei soli 45 giorni in cui vigerà il transito alternato. Questi numeri», afferma Cna Fita, «non sono solo cifre, ma rappresentano la linfa vitale per il settore dell’autotrasporto e per l’economia regionale in generale. È fondamentale che si trovino soluzioni tempestive per mitigare l‘impatto di questo intervento, preservando la competitività delle imprese abruzzesi».
CAPUTI e l’acqua torbidA
Dopo averlo dichiarato venerdì in tv, ieri il commissario straordinario Pierluigi Caputi lo ha messo su bianco in una nota: secondo lui il problema dell’acqua torbida che si è verificato lunedì nelle captazioni del Ruzzo non ha alcun collegamento con le attività di Italferr, la società incaricata dei sondaggi nel traforo. «L’aumento del valore della torbidità dell’acqua è avvenuto prima dell’avvio di qualsiasi attività operativa da parte di Italferr e dei soggetti da quest’ultima incaricati», dice il commissario, «tanto è vero che la richiesta di Ruzzo di fermare i mezzi (due macchine e un camion con rimorchio) è arrivata al momento dell’ingresso dei suddetti mezzi dal fornice del lato aquilano, quindi in una posizione in cui è impossibile influenzare l’altro versante e in un momento in cui l’acqua era già a scarico preventivo. L’episodio ha determinato la sospensione del cantiere e rappresenta una ulteriore dimostrazione tangibile della grande vulnerabilità dell’intero sistema che oggi consente all’acqua del Gran Sasso di arrivare ai rubinetti dei cittadini e conferma la assoluta necessità dei lavori di messa in sicurezza della risorsa idropotabile». Secondo Caputi, «si è convenuto che sia un problema che Ruzzo Reti deve affrontare per comprenderne cause e rimedi».
LA CLASS ACTION
Due consiglieri di opposizione del Comune dell’Aquila, Gianni Padovani ed Enrico Verini, lanciano l’idea di una “class action”, ovvero di un’azione risarcitoria collettiva contro la struttura commissariale governativa per la messa in sicurezza dell’acqua del Gran Sasso. Secondo loro si profila «un danno gravissimo per i pendolari, per il settore dell’autotrasporto, per i turisti e per l’intera economia dell’Abruzzo. I cittadini e le imprese che utilizzano frequentemente il traforo stanno subendo un danno ingiusto e hanno diritto a un congruo risarcimento. È anche un invito a Comune, Provincia, Regione e parlamentari di prendere in mano la questione e trovare una soluzione alternativa e possibile».

