Trasforma la casa nel market della droga

7 Settembre 2016

Trentenne arrestato: nell’appartamento aveva realizzato una serra per coltivare e vendere marijuana e hascisc

PESCARA. Creare un business attorno alla droga, occupandosi di tutto il ciclo produttivo, dalla piantumazione al confezionamento, curando nei minimi particolari i dettagli e investendo somme consistenti. È l’idea sviluppata da un trentenne, Francesco Paolo Arminio, nato a Torino, residente da anni a Pescara e con un lavoro precario da impiegato. In via Colle di Vallevona, una traversa di strada Colle di Mezzo, l’uomo ha creato una serra per la produzione di marijuana che nei giorni scorsi è stata scoperta e smantellata dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile che hanno arrestato il trentenne, conducendolo in carcere.

Arminio si era organizzato in maniera perfetta, fanno notare il luogotenente Giuseppe Minichilli e il maggiore Claudio Scarponi tirando le somme dell’operazione. Nell’alloggio, utilizzato esclusivamente come serra, l’uomo aveva tutto il necessario per produrre la marijuana, e il materiale scovato dimostra che non era affatto un dilettante ma sapeva il fatto suo. In una stanza c’erano due grosse tende, di circa 6 metri quadri ciascuna, al cui interno c’erano 16 canaline per la coltura idroponica, cioè per far crescere le piante in acqua, e delle lampade a led per assicurare il riscaldamento. La serra disponeva anche di sistemi di aerazione, ventilazione e irrigazione, per un sistema di coltivazione impeccabile in grado di produrre i frutti sperati a ciclo continuo, dicono sempre i militari dell’Arma che ora stanno cercando di individuare eventuali collaboratori del trentenne.

Nella centrale dello spaccio scovata ai Colli c’erano anche sette buste di marijuana da 250 grammi ognuna, già confezionate, contenitori di vetro e plastica in cui era riposta altra sostanza dello stesso tipo e un chilo di hascisc suddiviso in dieci panetti, nascosti in palloncini di plastica in grado di nascondere l’odore forte di questa droga in caso di controllo da parte dell’unità cinofila.

A completare il quadro c’erano tutti gli strumenti del mestiere e quindi fertilizzanti, terra, guanti e palette, oltre a un frigorifero pieno di confezioni di semi, per non interrompere la produzione. Come se non bastasse c’erano anche due piante di marijuana sistemate in salone.

La sostanza sequestrata avrebbe consentito di confezionare almeno seimila dosi per un valore al dettaglio di trentamila euro, mentre l’attrezzatura della serra avrebbe un valore di circa diecimila euro, frutto di un investimento consistente.

Non ci sono dubbi, per i carabinieri, sul fatto che l’attività illegale non si limitasse a questo alloggio. Oltre alla gestione interna della serra, sostengono gli investigatori, c’era anche altro, visto che è stato trovato un pneumatico tagliato che sarebbe stato utilizzato per l’importare l’hascisc mentre i grossi contenitori in polistirolo conservati nell’appartamento, tipo quelli per il trasporto di monitor e computer, potrebbero essere un indizio concreto sulle spedizioni di droga che partivano dalla casa dell’insospettabile impiegato. Una cosa è certa: la droga era, almeno in buona parte, per il mercato locale.

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