Travolto da un’auto, muore il giorno dopo

Bruno Di Ruscio, 73 anni, stava andando a lavare la macchina. Salvi padre e figlio (43 e 16 anni) a bordo dell’altra vettura
CEPAGATTI. Un rituale comune, andare a lavare la macchina. Al solito posto, e con le stesse attenzioni: prima il lavaggio e poi un ultimo giro per far asciugare l’auto prima del rientro a casa, nel raggio di poche centinaia di metri, a Cepagatti. Ma venerdì pomeriggio non è riuscito a tornare, Bruno Di Ruscio, 73 anni, carpentiere in pensione che quella casa davanti alla chiesa di Sant’Agata se l’era costruito tutta da solo. Non ce l’ha fatta perché durante quel giro in viale dei Pini alla guida della sua Golf, intorno alle 18,40 è stato travolto da un’Audi A6 con padre e figlio a bordo, che arrivava dalla direzione opposta. Il conducente dell’Audi L.C., 43 anni di Nocciano, è finito in prognosi riservata all’ospedale di Chieti, il figlio sedicenne L.C. praticamente illeso (a parte qualche lieve trauma) ha rifiutato il trasporto. Di Ruscio, ricoverato d’urgenza in Rianimazione all’ospedale di Pescara è morto nella tarda mattinata di ieri in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni. Lascia la moglie Anna, il figlio Luigi, la nuora e gli amatissimi nipotini.
«Una famiglia meravigliosa», racconta il vicino di casa Aldo D’Andrea, tra i primi ad accorrere sul luogo dell’incidente, venerdì pomeriggio, e a raccogliere la testimonianza dello stesso Di Ruscio. «Ho parlato con Bruno in attesa dell’ambulanza, lo avevano disteso a terra, era cosciente, si ricordava tutto. Da quello che mi ha detto, era andato a lavare la macchina e alla rotatoria di Villanova ha rigirato per farla asciugare. È arrivato davanti al ristorante ai Pini e lì all’incrocio che gira verso la piscina, e che porta a casa sua, si è fermato. Mi ha detto di aver visto che non passava nessuno, poi però all’improvviso è arrivata quella macchina in velocità mentre lui aveva rimesso la marcia. Ha girato, ma non ha fatto in tempo, la macchina l’ha preso in pieno».
Quello che succede dopo è il quadro che si trovano davanti i soccorritori del 118 che si precipitano sul posto e vedono, in prima battuta, solo la macchina del povero Di Ruscio. L’Audi A6 è schizzata a 200 metri di distanza, finendo la corsa in una scarpata e dopo aver evitato solo per un soffio una grossa quercia. Il conducente viene soccorso e portato in ospedale, il figlio dice di stare bene, rifiuta anche il trasporto in ospedale. «Prima di essere caricato sull’ambulanza», riprende D’Andrea, «Bruno mi ha detto che gli facevano male la spalla e il bacino, ma era lucido, si ricordava tutto», ripete l’uomo ancora sconvolto da quella morte repentina. «Bruno era una persona amabile, riservata, educata. Aveva passato i suoi guai di salute ma si era ristabilito, stava bene. Curava il giardino», conclude, «e si godeva la sua bellissima famiglia». Dei rilievi si occupano i carabinieri, saranno loro a stabilire l’esatta dinamica della tragedia.

