Tre anni a Pincione per il crac del Pescara

Corte d’Appello, condanna confermata per l’ex presidente biancazzurro. Prescrizione per i fratelli Soglia
PESCARA. Del processo per il crac da 15 milioni di euro del Pescara Calcio (fatti antecedenti al fallimento decretato dal tribunale nel 2008), resta in piedi soltanto la condanna a tre anni di reclusione per Massimiliano Pincione, che all'epoca dei fatti ricopriva il ruolo di presidente del sodalizio biancazzurro.
Lo hanno deciso ieri i giudici della Corte d’Appello dell’Aquila che hanno confermato la condanna di primo grado di Pincione, mentre per l’altro ex presidente, Gerardo Soglia, e per il suo vice, il fratello Francesco Soglia, hanno disposto il non luogo a procedere per prescrizione del reato, così come aveva anche chiesto l’avvocato Stefano Sassano che nel ricorso in appello aveva evidenziato come quel reato era già prescritto alla data della condanna di primo grado con la quale erano stati inflitti 2 anni di reclusione a testa per i due Soglia (sentenza pronunziata dai giudici di Pescara il 30 settembre del 2019).
I tre erano accusati di bancarotta preferenziale per il crac della società calcistica risalente al 2008. Un lungo procedimento con diversi imputati, che ebbe una prima decisione davanti al gup Maria Carla Sacco nel 2015, in sede di rinvio a giudizio. I tre imputati di oggi scelsero la via del rito ordinario, mentre gli altri optarono per il rito abbreviato che ebbe un epilogo positivo per tre di loro (vertici della ex Caripe), mentre l'ex amministratore delegato del Pescara, Nicola Lisi, venne condannato con l’abbreviato a un anno e quattro mesi di reclusione nel settembre del 2015: una condanna per un solo capo di imputazione e l’assoluzione per le altre contestazioni.
Come detto, nel procedimento originario erano presenti anche i vertici della banca: l’ex direttore generale Dario Mancini, il suo vice, Franco Coccioli, e l’ex presidente della banca Tonino Di Berardino: tutti assolti con formula piena davanti al gup con il rito abbreviato. Nel ricorso in appello, l’avvocato Sassano, nel chiedere l’assoluzione piena per i Soglia, aveva evidenziato come i vertici della banca, con i quali gli amministratori del Pescara Calcio avevano operato, erano stati assolti con la formula piena. «Non si può non convenire sul fatto», si legge nel ricorso ai giudici di secondo grado, «che allora si sia operato nella convinzione della continuità aziendale, ritenuta sostenibile e finalizzata, tramite l’iscrizione al campionato professionistico 2008/2009, alla salvaguardia del patrimonio sociale, rappresentato dai così detti “cartellini” del parco calciatori e dal titolo sportivo, che non può essere negletta o anche solo pretermessa nella valutazione dell’elemento psicologico ascrivibile agli imputati». In sintesi, era accaduto che il Pescara Calcio aveva un credito con la Lega italiana calcio professionistico di 2 milioni di euro, soldi che fece transitare sul conto della Caripe, riducendo quasi a zero il suo debito con l’istituto di credito, ma penalizzando in tal modo gli altri creditori. Per la difesa dei Soglia, era inspiegabile il fatto che quella operazione, evidentemente ideata di concerto con la banca creditrice, avesse portato alla piena assoluzione dei vertici bancari e alla condanna degli amministratori del Pescara Calcio. Ma per saperne di più sulla conferma della condanna per Pincione e sulla decisione dei giudici aquilani di non entrare nel merito per i Soglia e di applicare la prescrizione del reato, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

