Tre ex dipendenti Considan ricorrono in corte d’Appello

5 Febbraio 2017

MONTESILVANO. Prosegue il calvario dei tre ex dipendenti del Considan, licenziati in tronco e senza indennità di disoccupazione, che da oltre 2 anni ormai danno battaglia in tribunale ai Comuni di...

MONTESILVANO. Prosegue il calvario dei tre ex dipendenti del Considan, licenziati in tronco e senza indennità di disoccupazione, che da oltre 2 anni ormai danno battaglia in tribunale ai Comuni di Montesilvano, Silvi e Città Sant’Angelo con la speranza di essere reintegrati.

Si tratta di Virginia Esposito, Emiliano Morrone e Andrea Dei Rocini, tre dei 19 dipendenti del Considan, il consorzio per il trattamento delle acque nere dei tre Comuni, che, alla messa in liquidazione del consorzio, e al contrario dei loro colleghi, non sono stati riassorbiti dall’Aca né tantomeno dai Comuni. Per questa ragione, i tre hanno trascinato gli enti municipali coinvolti, prima davanti ai giudici del Tribunale di Pescara, poi, ottenuto il rigetto dell’istanza, hanno deciso di rivolgersi alla corte d’Appello dell’Aquila.

È quanto emerge da una delibera di giunta firmata nei giorni scorsi dall’esecutivo del sindaco Maragno relativamente alla costituzione in giudizio dell’ente montesilvanese nel ricorso intentato dai tre ex dipendenti. L’odissea dei tre lavoratori è cominciata nel 2008, quando gli altri sedici dipendenti del Considan sono stati assorbiti dall’Aca mentre loro, pur sicuri di avere i requisiti necessari per il passaggio, sono rimasti dipendenti del consorzio in via di liquidazione e sono stati trasferiti nel centro sportivo Trisi, gestito a sua volta dal Considan. Ma dopo la caduta dell’amministrazione Di Mattia e con l’arrivo del commissario prefettizio, il Comune ha deciso di affidare la gestione del Trisi all’Azienda speciale. A questo punto, i dipendenti, rimasti anche senza sede, sono stati trasferiti in una stanza del Comune in attesa di una soluzione, che però non è arrivata.

«Al contrario», spiegavano i tre dipendenti all’indomani del licenziamento, «dopo una serie di proposte assurde, come la riduzione del contratto a 10 ore a settimana o l’auto-licenziamento di due dipendenti a favore del terzo, avendo finito le ore di ferie a disposizione, il sindacalista ci ha suggerito di pagarci da soli due mesi di ferie, in attesa di un accordo». I lavoratori hanno acconsentito a sborsare oltre 5 mila euro a testa nella speranza di poter uscire finalmente dall’impasse ma, al loro ritorno in municipio, il primo ottobre 2014, ad aspettarli hanno trovato solo una lettera di licenziamento. Per questo motivo, hanno deciso di rivolgersi al Tribunale di Pescara che però lo scorso anno ha rigettato la loro richiesta di essere reintegrati. Non rassegnati davanti all’ennesima brutta notizia, i tre ex dipendenti hanno ora deciso di provare con la corte d’Appello dell’Aquila. (a.l.)

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