Tre membri esterni nella commissione delle sorgenti termali

Scelti i professionisti che vaglieranno le due offerte in gara.
Il retroscena: tutti i funzionari regionali si sono tirati indietro
CARAMANICO
L’Areacom, l’agenzia dei grandi appalti della Regione Abruzzo, ha scelto i tre professionisti che faranno parte della commissione di gara per l’assegnazione ventennale delle sorgenti termali di Caramanico: sono Francesco De Luca con incarico di presidente, Ugo Vizioli e Vincenzo Intilangelo. Toccherà a loro valutare le due offerte in gara con una base di 248mila euro: quella di Terme Inn Popoli, gruppo di Roma che gestisce il centro termale popolese e che in passato aveva offerto 1,2 milioni fuori asta per acquistare proprio gli immobili delle terme di Caramanico; e quella dell’Aca, l’azienda pubblica dell’acqua di Pescara, Chieti e altri 62 comuni.
Ma, tra le righe, la determina dell’Areacom racconta un retroscena: trovare gli «esperti nel settore» non è stata un’impresa facile a causa di una serie di «mancati riscontri». Su questo, l’incrocio delle date spiega i ritardi accumulati finora: il 24 luglio scorso è scaduto il termine per presentare le offerte. Quella di Terme Inn Popoli è stata presentata in tempo; l’offerta dell’Aca, spiega un verbale dell’Areacom, è stata presentata «in un arco temporale estremamente prossimo alla scadenza del termine perentorio» tanto che il completamento dell’operazione è avvenuto «oltre il termine fissato dalla piattaforma». Per questo, l’Areacom ha escluso inizialmente l’Aca, salvo poi riammetterla in nome della «maggiore concorrenza nell’ambito di una procedura strategica per la Regione i cui precedenti esperimenti di gara sono andati deserti per mancanza di offerte valide». A questo punto, spiega l’ultima determina approvata, il 2 settembre scorso «la direzione generale Areacom ha formalmente richiesto al competente dipartimento della Regione Abruzzo l’individuazione di soggetti in possesso dei requisiti richiesti e disponibili all’accettazione dell’incarico di membro della commissione di gara». L’8 settembre «la Regione Abruzzo comunicava l’indisponibilità di funzionari e/o dirigenti disponibili all’accettazione dell’incarico». Nessuno ha voluto occuparsi del caso Caramanico. E allora dall’Areacom è partita un’altra lettera, il 30 settembre, per chiedere al direttore generale della Regione «l’individuazione di soggetti idonei all’assunzione dell’incarico presso altri dipartimenti diversi da quello delegante (Dpc Territorio e Ambiente)» ma anche questa nota è «rimasta senza riscontro». Di conseguenza, il 15 ottobre, «sulla base dei mancati riscontri alle richieste di designazione di nominativi alla Regione Abruzzo, la direzione generale Areacom comunicava che si sarebbe proceduto all’individuazione di professionisti esterni». Di qui, la scelta di De Luca, Vizioli e Intilangelo: per i professionisti è previsto un compenso di 3.500 euro lordi a testa.
Dalla scadenza del bando alla nomina della commissione sono passati più di tre mesi. È un altro ritardo che si aggiunge a una crisi senza fine: le terme di Caramanico sono chiuse dal 2020 dell’emergenza Covid, un prologo al fallimento da 25 milioni di euro decretato nel 2021. Da allora, però, la vendita giudiziaria dei due lotti – il primo con le terme e l’albergo Maiella e il secondo con il resort La Reserve – è incagliata nelle aste deserte, addirittura 9; anche il procedimento parallelo per assegnare le sorgenti è finito in un vicolo cieco e la nomina della commissione sembra il primo segnale di svolta.
«A far parte della commissione», interviene il consigliere regionale Pd Antonio Blasioli, saranno tre esperti, i cui nominativi sono stati attinti dalla short list dell’Areacom, visto che la Regione non ha risposto alla richiesta di individuare dipendenti in possesso dei requisiti per essere nominati. Silenzio del servizio competente e silenzio del direttore generale», afferma Blasioli che, sulla riammissione dell’Aca, dice: «Una riammissione operata “d’imperio” dal direttore Areacom Donato Cavallo, intromessosi nella procedura dopo che il rup (che nel frattempo si è dimesso da Areacom) aveva escluso la possibilità di ammettere l’offerta di Aca poiché», dice Blasioli, «a seguito di analisi tecniche non risultavano problematiche sulla piattaforma che ne avrebbero ostacolato la presentazione della stessa. Sarà una gara fittizia che porterà a un’ulteriore perdita di tempo, destinata non solo a non risolvere i problemi di Caramanico e dei comuni del comprensorio, ma anzi a crearne altri di tipo giuridico e legale e a posizioni dominanti rispetto all’asta fallimentare sugli immobili. Da sempre sosteniamo la necessità di un intervento diretto della Regione per far ripartire le Terme di Caramanico».

