Tre soluzioni per correggere l’errore

12 Settembre 2018

Le proposte dei tecnici per lo scalo marittimo: ridurre il canale o aumentare la profondità del fiume

PESCARA. Tre soluzioni per correggere l’errore commesso dai progettisti del nuovo porto canale di Pescara. Sono quelle indicate dai tecnici nella relazione generale dell’intervento da 15 milioni per realizzare la prima fase del nuovo scalo marittimo, che dovrebbe risolvere definitivamente i problemi di inquinamento del mare e di insabbiamento del canale. Nel documento, reso noto dal Forum H2O, c’è un apposito capitolo chiamato «Analisi preliminare delle interferenze», con il sottotitolo «ponte del Mare». E proprio in questa parte della relazione si parla di un’«interferenza» nella realizzazione del nuovo porto canale, costituita dal ponte del Mare.
Ecco cosa dicono i tecnici al riguardo: «La larghezza utile per il deflusso delle acque del nuovo tracciato fluviale, prevista dal Piano regolatore portuale del 2008, in corrispondenza dell’intersezione con l’asse longitudinale del ponte risulta di circa 60 metri, ovvero maggiore rispetto a quella attuale (pari a circa 44 metri) di circa 16 metri. La variazione planimetrica del fiume, accompagnata dal previsto allargamento dell’alveo fluviale, costituisce un’interferenza con le fondazioni del ponte, di cui il progetto esecutivo del ponte non sembra aver tenuto conto».
Da qui l’indicazione di tre possibili soluzioni per risolvere questo problema. Soluzioni che ora verranno esaminate anche da Mario De Miranda, già progettista delle opere strutturali, cui il responsabile dell’Arap Giampiero Leombroni ha affidato l’incarico.
La prima soluzione, quella preferibile secondo i tecnici, prevede di ridurre la larghezza dell’alveo fluviale, indicata dal Piano regolatore portuale, da 60 a 55 metri, mantenendo la stessa profondità di dragaggio dell’alveo di 4 metri proposta per quella zona dal Piano.
La seconda opzione, invece, consiglia di ridurre a 44 metri la larghezza del fiume, com’è oggi, mantenendo la stessa profondità di dragaggio a 4 metri. Nella terza ipotesi, quella più radicale, i tecnici suggeriscono sempre di ridurre l’alveo a 44 metri, ma con una profondità di dragaggio maggiore di un metro e quindi pari a 5 metri. Dragaggio che dovrebbe svolgersi frequentemente. «Si ritiene», scrivono dunque gli esperti, «che, dal punto di vista tecnico economico la prima soluzione sia da preferire all’ultima per le seguenti ragioni: minore volume di escavo all’interno dell’attuale corso fluviale e quindi minori sedimenti da trattare; maggiori margini decisionali». Ovviamente, il costo complessivo delle opere sarà soggetto a variazioni.(a.ben.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.