Trecento “no” ai profughi Ma l’arrivo è imminente

31 Maggio 2016

I cittadini si presentano in massa al presidio di Forza Italia vicino all’hotel Holiday Ma anche uno dei soci minoritari dell’albergo firma per non avere gli immigrati

PESCARA. Il primo carico di materassi, cuscini e biancheria è stato scaricato nel primo pomeriggio di ieri nelle stanze dell'Hotel Holiday, sulla riviera sud. Ma alla firma del decreto della Prefettura per disciplinare l'arrivo nelle prossime ore di cento migranti da Lampedusa a Pescara risponde in massa la popolazione con una raccolta firme «per salvaguardare il turismo, l'economia e la sicurezza» (foto Gianluca Fortunato).

In tre ore le sottoscrizioni hanno superato quota 300: adulti, anziani, ma anche tantissimi giovani si sono fermati al banchetto promosso da Forza Italia sul lungomare Cristoforo Colombo, nell'area della rotonda Meridiana, per dire "no" alla nuova ondata di immigrati clandestini che sta per riversarsi lungo la costa adriatica. In attesa di avviare le pratiche per ottenere lo status di "rifugiati" i cento migranti che nei giorni scorsi hanno affidato la propria salvezza a barche di fortuna per poi sbarcare a Lampedusa, saranno trasferiti a breve all'Hotel Holiday, all'incrocio con viale Pepe, di fronte agli stabilimenti Sabbia d'Oro e La Conchiglia.

Si calcola che al momento sono 1.905 i profughi in arrivo in tutto l'Abruzzo, così come migliaia sono gli immigrati ospitati in tantissime città italiane. E probabilmente è soltanto l'inizio dell'esodo. Il dibattito sull'accoglienza e l'ospitalità è fermo al palo, mentre sono in aumento le sollevazioni popolari. A Pescara tra i firmatari della petizione intitolata in maniera evocativa “Difendiamo la nostra città, no ai 100 presunti profughi all'Hotel Holiday" compare anche Mirko Giannandrea, uno dei soci minoritari della struttura alberghiera che per primo ha sollevato la questione rivolgendosi ad Armando Foschi dell'associazione "Pescara - Mi piace" per chiedere di «sospendere l'arrivo dei 100 immigrati e trovare loro una sistemazione diversa». Con lui anche alcuni parenti, mentre al momento restano in silenzio i familiari coproprietari dell'albergo, che il 12 aprile scorso hanno firmato il contratto con la cooperativa Polis di Perugia per disciplinare l'ospitalità degli immigrati. «Non ce ne andiamo di qua fino a quando il sindaco Marco Alessandrini e il prefetto Francesco Provolo non cambieranno idea e troveranno una soluzione quantomeno per diluire in altre strutture la presenza di questi presunti profughi», annuncia il capogruppo in consiglio regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri, seguito a ruota dai consiglieri comunali Marcello Antonelli, Vincenzo D'Incecco e Fabrizio Rapposelli.

Dall'altro lato della strada una protesta bis, condotta in parallelo da un gruppo numeroso di esponenti di Casa Pound, accorsi da diverse zone della città «per evitare strumentalizzazioni e ascoltare quali soluzioni intendono adottare le istituzioni locali per risolvere un problema serissimo come l'immigrazione». Nel mezzo centinaia di cittadini che dalle 17 alle 20 si sono fermati al banchetto di Forza Italia per protestare contro l'arrivo dei migranti e invocare l'intervento delle istituzioni locali. I primi ad arrivare sono stati i residenti, poi i balneatori e gli operatori commerciali della zona. In un'ora e mezza le firme raccolte già toccavano 250, mentre a fine giornata il bilancio ha superato i 300 nominativi. «Siamo in Europa, eppure ci hanno lasciati soli», si lascia andare una donna mentre lascia la propria firma. «Bisogna trovare altre soluzioni, non è questo il modo di aiutarli», ribatte Lamberto Mambella, che aggiunge rivolgendosi agli immigrati: «Non ce l'abbiamo con loro, ma questa è una città a vocazione turistica, non mi sembra logico ospitarli qui». Al di là delle appartenenze, delle bandiere di partito e delle opinioni, la gente comune firmando in massa la petizione del centrodestra lancia un segnale massiccio di insofferenza alla politica dell'accoglienza a tutti i costi. «Perché ho firmato?», spiega un giovane, Marco Gasparroni, «perché questa città è già disastrata di suo e non è il caso che arrivino altri soggetti a deturparla. Non è colpa loro, ma siamo noi a dare loro i mezzi per farlo perché non sappiamo gestire questa situazione. Anche questa storia dell'Hotel Holiday che adesso non vuole ospitarli è paradossale: mi chiedo perché a febbraio sì e in estate no?».

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