Trenta esuberi alla Deco ecco il piano dei tagli

Annuncio dei Di Zio ai sindacati: poca immondizia, parte la mobilità
PESCARA. Trenta esuberi alla Deco su 115 dipendenti. Per la prima volta nella sua storia, il colosso dei rifiuti nato nel 1989 deve fare i conti con un piano dei tagli del personale. Il caso è stato al centro di due incontri riservati nella sede pescarese di Confindustria in via Raiale: una doccia gelata per i sindacati che si sono visti davanti un prospetto di due pagine con i numeri degli esuberi evidenziati in giallo. A confermare il piano di ridimensionamento del personale è anche Valentina Di Zio, figlia del fondatore Rodolfo Di Zio e responsabile delle relazioni esterne della Deco: «Una scelta non voluta ma necessaria», dice la Di Zio.
La trattativa tra i sindacati, Cisl e Cgil, e i vertici dell’impresa dei rifiuti, proprietaria del centro di trattamento dei rifiuti di contrada Casoni a Chieti, è aperta: dopo le prime due riunioni, uno spiraglio per limare sui numeri e sfruttare gli ammortizzatori sociali, a partire dai prepensionamenti, c’è ma la Deco non farà marcia indietro sui tagli. Un ridimensionamento «obbligatorio» secondo l’azienda con sede legale a Spoltore e operativa a San Giovanni Teatino.
Tutto ruota intorno alla rivoluzione silenziosa che interessa il settore dei rifiuti da 5 anni, da quando un’indagine della squadra mobile e della procura di Pescara ha cambiato gli schemi. In base a quanto dichiarato dall’azienda in Confindustria, adesso c’è troppa poca immondizia in giro. Vuol dire che è diminuita la quantità di rifiuti solidi, gli indifferenziati. Inoltre, le discariche gestite dalla Deco, la più importante di tutte, Colle Cese a Spoltore, e Casoni a Chieti, sono chiuse perché hanno raggiunto il limite massimo di capienza. Chiuso anche il punto di trasbordo di Loreto Aprutino, una piattaforma dove si smistano i rifiuti. E poi, dopo le gare d’appalto per l’affidamento dei servizi di igiene urbana, in Abruzzo sono arrivate nuove imprese che hanno scardinato la posizione dominante della Deco. Ma, secondo la ditta, «il problema» è che i rifiuti abruzzesi non prendono soltanto la strada dell’impianto di Chieti ma sono smaltiti anche in centri del Teramano e fuori regione. Di conseguenza, si è ridotta la quota di rifiuti indifferenziati da lavorare nell’impianto di trattamento meccanico biologico (tmb) di Casoni che ha una potenzialità massima autorizzata di 270 mila tonnellate all’anno. Un impianto, quello di Casoni, che a fronte della diminuzione della produzione dei rifiuti non lavora a pieno regime tutti i giorni. Anzi, a supplire alla mancanza dei rifiuti abruzzesi, arriva l’immondizia di Roma.
Fondata nel 1989 da un’azienda leccese, l’Acetificio Ricchiuto srl di Ugento, la Deco è l’impresa leader della famiglia Di Zio con un capitale sociale di un milione e 404 mila euro. Ora, andrà avanti sulla strada dei tagli: ridurre i costi per salvare la ditta. L’obiettivo dei sindacati è limitare i danni ma, entro un mese, partiranno prima la mobilità volontaria e poi quella obbligatoria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

