Tribunale, marmi all’asta Nessuno presenta offerte

17 Maggio 2018

Il Comune vuole mettere il gres porcellanato nell’edificio in pieno degrado

PESCARA. Via le piastre di marmo di Carrara dalle pareti che circondano il palazzo di Giustizia, per una superficie di oltre 24mila metri quadrati. Entro 18 mesi saranno sostituite da blocchi di gres porcellanato della stessa tonalità grigio-chiara, più leggere e meno a rischio distacco, come accaduto in passato con problemi di incolumità pubblica.
Un primo lotto dei lastroni è stato già sostituito e messo all’asta, dove andranno a finire 24.000 metri quadrati di lastroni in marmo suddivisi in 24 lotti. Previsto un incasso complessivo di 720.000 euro per il Comune che ha deciso di mettere all’asta i blocchi e risolto il contenzioso con l’associazione temporanea di imprese, sorto in seguito ai pericolosi distacchi dei rivestimenti crollati a terra.
Oggi alle 10, nell’ufficio gare al quarto piano del palazzo ex Inps del Comune in piazza Italia , è prevista la prima apertura delle buste. Ma nessuna offerta sarebbe pervenuta. Solo tante richieste di informazioni da parte delle aziende interessate all’acquisto dei lotti. Con ogni probabilità la prima asta, con prezzo base di 23.830 euro, andrà deserta e si proseguirà al ribasso.
Intanto, i lastroni continueranno a essere staccati dalle pareti esterne del Tribunale, una per una, fino al termine degli interventi di restyling del tribunale previsti entro un anno e mezzo. Una volta completati i lavori di sostituzione delle lastre, si procederà alla rimozione delle transenne rivestite di plastica blu che da anni limitano i confini della piazzetta centrale, crocevia dei vari dipartimenti civili e penali.
Ha solo 14 anni, il palazzo di giustizia di Porta Nuova, incastonato tra via Antonio Lo Feudo e via Falcone e Borsellino, inaugurato nel maggio 2004. Anche se il primo mattone risale a sei anni prima.
Malgrado la giovane età, l’edificio, dal settembre 2015 passato sotto la giurisdizione del ministero della Giustizia, mostra tutti i segni della decadenza precoce. Un altro tour del Centro all’interno e all’esterno della struttura ci riconsegna una serie di problematiche, da sempre irrisolte.
Al guano dei piccioni che cala a fiotti sui chiostri di vetro del tetto e sul piazzale interno dove ogni giorno transitano circa 1500 persone solo utenti, ( senza contare le 400 unità del personale amministrativo e giudiziario che si aggirano negli uffici spalmati su una superficie di circa 50mila metri quadrati) si aggiunge quello dei gabbiani. Ogni giorno, è un’invasione di volatili sui tetti di ferro corrosi dalla ruggine, così come lo è il monumento ai martiri di Nassiriya retrostante l’edificio. I volatili si spartiscono il territorio, i gabbiani preferiscono il lato sud. Ovunque è una pioggia di escrementi che raggiunge anche gli impianti di condizionamento, situati ai piani alti, che presto saranno imballati e protetti anche dalla nidificazione degli uccelli.
La fontana dell’artista pescarese Ettore Spalletti, distesa su una pavimentazione sconnessa, è secca da almeno un anno a causa degli impianti idrici ed elettrici rotti e bloccati. L’infrastruttura, vincolata dalla Sovrintendenza ai beni culturali, è attualmente transennata. Saranno avviati gli interventi di restauro a cura dell’università dell’Aquila e della fondazione PescarAbruzzo che si accollerà le spese della riqualificazione.
Nel blocco centrale degli ascensori si rischia di rimanere intrappolati. Perché una volta entrati nella cabina e si spingono i bottoni, l’impianto non parte. Si rimane a terra. Bisogna essere fortunati a cercare il tasto giusto per uscire da quella condizione claustrofobica. Erbe spontanee crescono lungo la scalinata annerita che non arriva da nessuna parte, situata dietro la parete transennata dell’aula magna all’ingresso 13, dove si trova il monumento abbandonato in un angoletto, del magistrato Emilio Alessandrini. Giardini di erbacce, in mezzo a cumuli di terra che non si capisce come ci sia arrivata, sorgono sui terrazzi al primo piano di fronte alle indicazioni della camera di conciliazione forense. Sui pannelli lungo le scale interne della sezione civile, i cartelli recitano “attenzione rischio caduta vetri”.