Trisi bocciato al concorso: «Qualcuno s’è messo paura»

16 Giugno 2023

La rabbia del dirigente e il commento dei suoi: «Volontà generale di segarlo»

PESCARA. Le indiscrezioni che da tempo giravano in ambito comunale sull’inchiesta in corso sul dirigente dei lavori pubblici Fabrizio Trisi, finito in carcere lunedì scorso insieme all'imprenditore Vincenzo De Leonibus, potrebbero aver giocato un ruolo determinante per il concorso che Trisi avrebbe dovuto superare a inizio anno per diventare dirigente. La notizia della sua bocciatura, dopo la prova scritta, manda su tutte le furie Trisi: «T’ho detto che ci dovevo andare a casa io a questo qua», dice a un amico per telefono, «E mo vedi se non ci vado! Mo c’ha un problema grosso questo!... penso che è così, è così? Vedila finita sta partita... non è così».
SICURO DI VINCERE Appena uscita la composizione della commissione Trisi si sentiva piuttosto garantito perché, oltre a un magistrato, c’erano due sue strette conoscenze. Aveva deciso di mettersi una decina di giorni in ferie per prepararsi al meglio, per ottenere quel riconoscimento ufficiale che, pur ricoprendo quel ruolo in Comune, non aveva ancora. E quando cominciano a circolare le prime voci sul fatto che non aveva superato la prova scritta (solo 6 sono passati su 18 concorrenti), i suoi più stretti collaboratori, Jairo Ricordi e Gianluca Centorame (anche loro indagati), e l'imprenditore Vincenzo De Leonibus (quelli del “branco” che si riunivano nella “Tana delle Tigri” per giocare a carte, consumare cocaina e «aggiustare» gli appalti) vanno in tilt, preoccupati per il loro futuro.
«L’HANNO SEGAto» «Io mi sento male», dice Ricordi a Centorame che gli risponde: «Si è appesa la cavalla. È una tragedia». E lo stesso De Leonibus dice in dialetto stretto che deve essere tradotto: «Sì, guarda è un casino! Ma devo parlargli quindi conviene che venga», riferendosi a un pranzo organizzato da lui a La Mugnaia. Ma Trisi è troppo giù e preferisce andare da Bolsena con la cerchia ristretta di amici. Anche il sindaco Carlo Masci lo chiama: «Fabrì, non ci posso credere!». Poi Trisi parla con la dirigente del settore Patrimonio per sapere cosa si dice in giro di quel risultato: «Dicono che siccome ti avevano beccato... sospettato... alla prima prova, alla seconda ti si sono messi... praticamente piantonati». E Trisi commenta confusamente: «Se io prendo le carte, la graduatoria, il mio punteggio, io sto 10! Dopodiché, è ovvio che con tutte queste chiacchiere che sono andate in giro sti giorni, qualcuno si mette paura e quindi dice: “Ok, ma io perché devo prendermi i problemi di Trisi?” E si tira indietro». Centorame parla al telefono con un interlocutore che gli chiede se Trisi avesse vinto il concorso e risponde: «È andata male, è stato segato agli scritti. Una grande delusione, grande rammarico, è incazzato nero perché è sicuro di aver fatto bene. Ma sicuramente c'è stata una volontà generale di segare lui». E l'interlocutore, incredulo, commenta: «Ma è stato fatto per lui».
«C’è DI MEZZO LA POLITICA E secondo Centorame qualcuno ha voluto mandare un messaggio: «Ci sta qualcosa di politico che... non si capisce».
SETTORE NEL MIRINO In effetti la situazione in quel delicato settore era nel mirino di molti, non solo della magistratura, ma forse anche di qualche imprenditore che si vedeva sistematicamente escluso da quella gestione personalistica e autoritaria di Trisi. La guardia di finanza che fece le indagini su delega dei pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, hanno monitorato per mesi le mosse degli indagati e in particolare di Trisi, probabilmente con qualche trojan che mette a nudo tutto.
GLI ORDINI AI FEDELISSIMI Trisi era categorico con i suoi fedelissimi: «Jairo», dice a Ricordi , «tu sei il rup! Vuol dire che decido io per te e quello che decido tu lo fai, come sempre»; e spesso li distraeva anche dal lavoro: «Io sono il dirigente e tu sei mio! Fino alle 6 sei mio, dopo le 6 sei di tua moglie... quindi tu non sei un cazzo di nessuno», dice a Centorame che gli faceva presente che non poteva andare alla “Tana delle Tigri” perché aveva un appuntamento in ufficio. Aveva chiamato a rapporto anche Ricordi: «Oggi pomeriggio alle due dobbiamo già stare alla tana»; e Ricordi chiama anche gli altri, Centorame e De Leonibus: «tra una quarantina di minuti ci vuole allineati e coperti»". E alla Tana si andava anche e soprattutto per consumare cocaina: «Ho un naso che sembra un'aspirapolvere - dice uno dei commensali»". E quando qualcuno del suo entourage aveva qualche perplessità, Trisi lo incalzava: «Avete paura! Impauriti voi! Solo chi non ha paura è degno di stare con me a vivere la mia vita così all'arrembaggio!».
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