Trivelle in Abruzzo, la Cgil: fermare la deriva

Secondo il sindacato econdo il governo “vuole trasformare l'Adriatico in un nuovo Texas” e la Commissione Via “non tiene conto che la stessa Corte Costituzionale ha chiarito che le valutazioni tecniche possono intrecciarsi con valutazioni su ambiente, governo del territorio, sviluppo economico”
PESCARA. «Grande preoccupazione per l' incedere inesorabile dei processi autorizzativi a favore delle trivellazioni lungo la costa abruzzese, facilitati dal Decreto Sblocca Italia». Ad esprimerla è la Cgil Abruzzo, secondo cui «una regione che attraverso l'Expo si presenta al mondo come la regione del vino, dei trabocchi e soprattutto dei parchi viene aggredita da decisioni assunte altrove». «I pareri favorevoli espressi di recente della commissione Via nazionale su Ombrina Mare e Elsa2 - dice il sindacato - costituiscono un altro macigno scagliato contro le aspettative dei cittadini e lavoratori abruzzesi per uno sviluppo della regione in cui qualità dell'ambiente e sostenibilità sono le coordinate dello sviluppo».
Secondo la Cgil il Governo «vuole trasformare l'Adriatico in un nuovo Texas» e la Commissione Via «non tiene conto che la stessa Corte Costituzionale ha chiarito che le valutazioni tecniche possono intrecciarsi con valutazioni su ambiente, governo del territorio, sviluppo economico. Cioè vi è spazio per scelte di carattere politico per bilanciare gli interessi in gioco. Si pensi che mentre si realizza finalmente il parco della costa teatina e dei trabocchi cresce di fronte il mare delle trivelle».
«Ora - aggiungono al sindacato - la pratica passa ai Ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali per il decreto di compatibilità ambientale. Non ci sono molte altre possibilità. Dobbiamo far pervenire ai due ministri il peso forte della volontà dei cittadini abruzzesi per un futuro diverso del loro territorio. La Regione, i comuni, i parlamentari abruzzesi, chiedano ai due ministri di non firmare il decreto».
«La Cgil - annuncia una nota - lo farà, come d'altronde hanno fatto i comitati e le associazioni, con i quali abbiamo condiviso tutti i momenti di mobilitazione. Lo facciamo in nome di una coerenza che ci ha visto da decenni schierati a favore di un Abruzzo che fosse Regione Verde e dei Parchi, da sempre convinti che insieme ad un avanzato e sostenibile sistema industriale, la valorizzazione dell'ambiente potesse essere una via dello sviluppo».
«Lo abbiamo fatto insieme ai regionali di Molise e Puglia esprimendoci un mare pulito senza trivelle; quando ci siamo battuti contro il Centro Oli di Ortona; per la bonifica dei siti inquinati; per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Perché siamo convinti - conclude la Cgil - che il futuro del lavoro non è nella competitività che toglie diritti e crea precarietà ma nella sfida a produrre beni utilizzando le più avanzate tecnologie nel rispetto dell'ambiente e della salute dell'uomo. Costa di meno e crea maggiore occupazione».

