Trivelle in arrivo al largo di Pescara
Enel Longanesi presenta una richiesta di ricerca di idrocarburi. Giovedì la protesta del Forum dell’acqua in Consiglio
PESCARA. Prima la Basilicata, poi la Campania e infine anche l’Abruzzo. Sulla mappa della dorsale italiana degli idrocarburi in mare è comparsa, nei giorni scorsi, una nuova bandierina.
L’ha posizionata la società Enel Longanesi Developments all’altezza del tratto di mare che si estende davanti alla città di Pescara: 73.850 ettari al largo della costa adriatica, fra le province di Pescara e Teramo, un’area grande quanto il Parco nazionale della Majella.Il permesso di ricerca è stato inoltrato dalla multinazionale petrolifera al ministero dello Sviluppo economico, sulla scia aperta nelle scorse settimane dal decreto Sblocca-Italia. «E’ l’ennesima dimostrazione che il mare Adriatico è sempre di più nelle mire dei fautori delle trivelle», tuonano gli ambientalisti raccolti nel Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua.
La «deriva petrolifera» e le nuove politiche energetiche nazionali saranno al centro della seduta di giovedì prossimo del consiglio comunale. La riunione si annuncia incandescente. Il fronte del no alla petrolizzazione ha annunciato, infatti, di presentarsi in aula compatto.
L’obiettivo è bloccare la discussione ordinaria su debiti fuori bilancio e tassazione, in maniera da indirizzare i lavori del consiglio sulle conseguenze che avrà il decreto Sblocca-Italia sulla costa pescarese. Quello che in molti hanno già ribattezzato lo “sblocca trivelle”, in quanto la normativa attualmente in discussione in Parlamento toglie alle Regioni il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano, sarà al centro di una richiesta trasversale rivolta al sindaco Pd, Marco Alessandrini, e ai consiglieri di tutti gli schieramenti politici. «Chiederemo agli amministratori del Comune», spiegano i rappresentanti del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, «di prendere posizione deliberando la più ferma opposizione al provvedimento e inviando le proprie osservazioni negative ai vari progetti che interessano da vicino la costa pescarese. A cominciare dal progetto Elsa 2, per il quale è in corso la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) da parte del ministero dell’Ambiente, mentre il 28 settembre scadono i termini per le osservazioni». Il diktat prevede di «riformulare la strategia energetica nazionale che prevede la trasformazione per i prossimi decenni dell’Abruzzo in distretto minerario».
Una nuova grana per l’amministrazione di centrosinistra, che si ritrova stretta tra due fuochi: la minaccia di una deriva petrolifera da un lato, con l’ennesima domanda di un permesso di ricerca di idrocarburi inoltrata da una multinazionale; e dall’altro una politica nazionale “amica” che apre allo sfruttamento dei giacimenti».
Invece di favorire risparmio ed efficienza energetica», dicono gli ambientalisti, «scommettendo sull’energia prodotta da sole, acqua e vento, una politica miope rischia di istradare la nostra regione sulla strada ormai moribonda dell’industria petrolifera, responsabile del collasso ambientale e climatico in atto sulla terra. Il tutto per favorire gli interessi di pochissimi a discapito dell’economia diffusa, visto che l’industria degli idrocarburi crea pochissimi posti di lavoro rispetto a turismo, fonti rinnovabili, pesca e agricoltura. Questo senza considerare i gravissimi danni ambientali che connotano tutte le aree interessate da prospezioni ed estrazioni».
Il permesso di ricerca della società Enel Longanesi Developments è stato presentato il 31 luglio scorso e si aggiunge alla mole di titoli rilasciati negli ultimi anni lungo la dorsale offshore della costa adriatica. «Il nostro mare», conclude il Forum dell’acqua, «è sempre di più nelle mire delle multinazionali petrolifere, favorite dalla sciagurata politica degli ultimi governi italiani, prima Monti, poi Letta e ora Renzi».
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