Trivelle, sarà potenziata l’estrazione in Adriatico

Il progetto del Governo punta ad aumentare le 17 piattaforme per il gas attivo
PESCARA. Dall’Abruzzo ai lidi ferraresi, si potrebbero rimettere in moto circa 50 piattaforme, secondo le stime di Nomisma Energia, che sarebbero in grado fornire circa 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno. La crisi energetica e il caro-bollette sono due dei principali scogli che il nuovo governo di centrodestra dovrà affrontare. Ma secondo il nuovo presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l'Italia ha un grande potenziale per superare questo problema: «I nostri mari possiedono giacimenti di gas che abbiamo il dovere di sfruttare appieno».
Basta questa frase, pronunciata dalla premier, per affermare già da ora che l’Abruzzo finirà presto al centro di un nuovo piano nazionale per cercare di contenere l’impennata del costo dell’energia. E quelle piattaforme davanti alla costa abruzzese finite, in un recente passato, al centro di uno scontro con pochi precedenti in regione fra gli ambientalisti e le grandi compagnie petrolifere, cominceranno a pompare molto più gas di prima. Non solo: quelle esistenti saranno potenziate e nuove ne nasceranno. È la premier Meloni che di fatto lo ha annunciato tre giorni fa durante il voto di fiducia in Senato.
LE PREVISIONI.
In Adriatico, su 45,345 miliardi di metri cubi, davanti a Veneto e Romagna ce ne sono 13,474; davanti a Marche, Abruzzo e Molise 12,492, e davanti a Puglia, Calabria e Sicilia 19,379. Le aree in cui le estrazioni potrebbero presto ripartire o essere potenziate sono quella del Canale di Sicilia e del Medio Adriatico. L’area dell’Adriatico Settentrionale è invece al momento vincolata. In Sicilia i giacimenti Argo e Cassiopea di Eni hanno già ottenuto l’autorizzazione, ma non raggiungeranno la piena operatività prima del 2024. A largo di Rimini, inoltre, ci sono due piattaforme che potrebbero fornire fino a 1,5 miliardi di metri cubi di gas. In questo contesto si inserisce l’Abruzzo.
La mappa delle piattaforme che operano davanti alla costa abruzzese, secondo il dato più aggiornato fornito dal ministero della Transizione ecologica (18 maggio scorso), conta 17 impianti, prevalentemente adibiti all’estrazione del gas.
EMMA, CAMILLA E ROSPO MARE.
Strutture installate a partire dal 1968 fino al 2012. Piattaforme ma anche impianti “monotubolari” e “reticolari” di collegamento o, come nel caso più recente, “Unità galleggianti di stoccaggio temporaneo di gas”. Da Viviana a Camilla, da Rospo mare a Squalo oppure Emilio, Emma e Simonetta: questi i nomi scelti dai principali operatori, Eni oppure Edison. Distano dalla costa da un minimo di 9 km a un massimo di 36, fatta eccezione per i sistemi di collegamento. Nella tabella in alto a sinistra l’elenco delle piattaforme attive secondo, come si diceva, il ministero della Transizione ecologica che però ha cambiato denominazione, diventando ministero dell’Ambiente e delle Sicurezza energetica, a guida Forza Italia. Il piemontese Gilberto Pichetto Fratin è il nuovo ministro che raccoglie il testimone dell’uscente Roberto Cingolani, che però resta sulla scena con il ruolo di consulente. Porta la sua firma infatti il Pitesai, ovvero il Piano 2021 per la transizione energetica che prevede estrazioni in mare o su terra ferma, su cui si baserà anche il governo Meloni.
IL FRONTE DEL NO.
L'11 aprile scorso, 24 comuni italiani in cinque regioni - Abruzzo, Basilicata, Campania, Sicilia e Piemonte -, appoggiati dal coordinamento nazionale No Triv, hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere di fatto l'annullamento del Pitesai.
La partita è ancora aperta. Cinque i Comuni abruzzesi ricorrenti, tutti sulla costa teramana: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Pineto e Silvi. A questi si aggiungono Atella (Potenza), Atena Lucana (Salerno), Baragiano (Potenza), Barile (Potenza), Buonabitacolo (Salerno), Carpignano Sesia (Novara), Lavello (Potenza), Lozzolo (Vercelli), Maschito (Potenza), Montemilone (Potenza), Monte San Giacomo (Salerno), Montesano sulla Marcellana (Salerno), Noto (Siracusa), Padula (Salerno), Polla, (Salerno), Rionero in Vulture (Potenza), Ripacandida (Potenza), Sala Consilina (Salerno), Teggiano (Salerno) e Venosa (Potenza).
I Comuni hanno fatto ricorso contro il ministero della Transizione ecologica, il ministero della Cultura e il ministero dello Sviluppo economico, chiedendo l’annullamento del Decreto del ministro della Transizione ecologica del 28 dicembre 2021, con cui si è proceduto all’approvazione del Pitesai; del Decreto del ministro della Transizione ecologica, di concerto con il ministro della Cultura, del 29 settembre 2021, che definisce la procedura di Valutazione ambientale strategica del Pitesai; del parere della Commissione tecnica di Valutazione dell’impatto ambientale e del parere del ministero della Cultura del 23 settembre 2021 che sono serviti all’approvazione del Piano delle aree. Ma il decreto che il nuovo governo Meloni sta per firmare farebbe ripartire tutto da zero.

