«Troppe aggressioni da detenuti psichiatrici»

I sindacati degli agenti di polizia penitenziaria chiedono l’intervento del ministero «La situazione potrebbe diventare esplosiva con l’aumento degli atti di violenza»
PESCARA . Venticinque detenuti con gravi disturbi psichiatrici nel carcere di San Donato e soltanto sette posti a disposizione nella sezione speciale “Articolazione per la tutela della salute mentale”.
Una condizione inaccettabile per gli agenti della polizia penitenziaria, da anni costretti a fare i conti con gli organici ridotti all’osso e con l’assenza di sicurezza all’interno della casa circondariale.
Adesso, con il picco di aggressioni subite dai rappresentanti delle forze dell’ordine negli ultimi mesi, la situazione è ormai diventata incandescente. A uscire allo scoperto e denunciare le criticità, attraverso una lettera indirizzata al capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Santi Consolo, al vice capo Marco Del Gaudio, al provveditore regionale Cinzia Calandrino, alla direzione generale del personale e all’ufficio per le relazioni sindacali, sono i sindacalisti Mario Di Fermo (Fp Cgil), Felicetto Vignoli (Uil Pa) e Nevio Tiberio (Sappe).
A fronte di una capienza massima di 150 detenuti, nel carcere di San Donato sono stipati circa 200 uomini, che spesso si dividono le celle di una manciata di metri quadrati. Ma il reparto che scoppia più di tutti gli altri è la sezione speciale “Articolazione per la tutela della salute mentale” che, da pianta organica, dovrebbe ospitare soltanto sette persone.
Tuttavia, come raccontano i sindacati, nell’ultimo anno si è arrivati a «una concentrazione di detenuti con patologie psichiatriche al di fuori di ogni regola: ben 25 reclusi. La maggior parte di loro», spiegano Di Fermo, Vignoli e Tiberio, «non trovando spazio nella sezione specifica, si trova tra i detenuti comuni. Si comprende facilmente come la situazione possa diventare esplosiva, oltre che per la difficile gestione dei detenuti psichiatrici, anche per il fatto che i detenuti comuni non accettano la convivenza forzata. La conseguenza è un costante aumento di atti violenti all’interno della struttura e di aggressioni ai danni degli agenti».
Ad aggravare ulteriormente la situazione sono le carenze croniche di organico: «Il rapporto fortemente sbilanciato tra agenti in servizio e detenuti», proseguono i sindacalisti, «costringe il personale a straordinari continui, fino a 12 ore consecutive. Il super lavoro incide in maniera pericolosa sulla condizione psicofisica degli agenti, con riflessi negativi sia sulla vita lavorativa che personale».
Mario Di Fermo (Fp Cgil), Felicetto Vignoli (Uil Pa) e Nevio Tiberio (Sappe) rimarcano, nella lettera, la necessità di trasferire in altre strutture del distretto quei reclusi con gravi disturbi psichiatrici in numero superiore alla capacità di assorbimento della sezione speciale, insistono sulla necessità di implementare gli organici «a partire dalle unità impropriamente assegnate ad altri servizi quali scorte o uffici» e chiedono la riduzione «a un livello fisiologico non pericoloso»delle prestazioni di lavoro straordinario.
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