«Troppe multe e affitti alti Commercio in ginocchio»

I negozianti del centro: «Ormai la gente aspetta i saldi per spendere»
PESCARA. Il commercio tradizionale in centro si sta «spegnendo di giorno» per lasciare il posto alla crescita esponenziale di attività che si accendono al calar del sole come vinerie, birrerie, pub, bistrot. Il cicchetto serale batte il negozietto che ha fatto la storia di una città che, vivendo sempre più di notte come una metropoli, «sposta anche gli interessi economici negli orari notturni».
È la fotografia che scattano i negozianti del centro cittadino, lungo il quale si fa shopping con la musica classica in filodiffusione, che non si fanno "abbagliare" dalle sfavillanti, seppur suggestive, luci natalizie d'autore. La grossa mazzata l'ha data la crisi, anni fa, «ma non è tutta colpa della crisi ».
Il lusso non passa mai di moda, anche se negli ultimi anni si è registrata una flessione nel settore della vendita dei diamanti, prezzi medi oscillanti tra i 7000 e i 9000 euro.
«Qualità ed esercenti con esperienza e affidabili», sono le parole d'ordine di Ascanio Canci, figlio di Ugo, gioiellieri in via Battisti dal 1971: «Negli anni del boom economico, avevamo le file di clienti fino a tarda sera, oggi si cerca il prodotto di qualità e l'investimento giusto fatto nel negozio di fiducia. Il calo degli affari non è neppure questione di parcheggi, il problema è che mancano i soldi».
Le commesse di “Oltre abbigliamento” fanno notare che «hanno messo le bellissime Luci d'artista, ma poi i vigili non danno tregua con le multe. La gente arriva da noi trafelata: “Sbrigatevi, sbrigatevi, per favore, perché ho lasciato la macchina qui vicino e ho paura che mi scada la sosta parcheggio”. Nel tempo abbiamo perso i clienti dei Colli e delle periferie perché preferiscono i più comodi centri commerciali che continuano a proliferare», dicono sempre dal negozio.
E se nel teatino le associazioni di categoria proclameranno lo “stato di calamità commerciale", a Pescara i commercianti firmano continuamente esposti e petizioni contro il degrado e per chiedere interventi per il decoro cittadino, e sollecitano iniziative a favore del settore.
Nel mirino, anche il caro affitti. I titolari de “La Clessidra”, in via Parini: «Gli incassi crollano ma gli affitti dei negozi restano sempre alti e non vanno di pari passo con la crisi che è un problema globale, nazionale e non solo pescarese».
Si avverte un po’ di rassegnazione da “Le Gabrielli officina”, in piazza della Rinascita. La titolare, Carla Gabrielli: «Ci sentiamo inascoltati e quando riusciamo a lanciare le istanze, non cambia mai nulla. I governi centrali non investono su produzione e consumo. E da quando la Camera nazionale della Moda ha imposto l'anticipo dei saldi a gennaio, piuttosto che a febbraio, si galleggia mentre qui intorno i negozi chiudono. Si vende poco prima di Natale perché tutti aspettano i saldi appena dopo le feste».
A finirci ci pensano anche i mega centri commerciali nelle periferie», commenta Vittorio Fascina, 80 anni e tre negozi di scarpe tra via Piave e via Battisti, «la viabilità contorta con poca segnaletica porta la gente a perdersi nelle strade del centro, come via Mazzini e via Piave, che dovrebbero essere due valvole di sfogo per il traffico. I pescaresi, si sa, vogliono il parcheggio sotto casa e anche davanti ai negozi. Certo, tutto non si può avere, ma che almeno i parcheggi fossero gratuiti soprattutto in questo periodo e che ci fosse più tolleranza sulle multe. La gente corre letteralmente mentre fa gli acquisti perché ha paura di ritrovare il cedolino sul vetro. Ai nostri rappresentanti che si sono fermati un attimo a scaricare, hanno persino caricato l'auto. Così si uccide il commercio: con la chiusura del corso abbiamo perso il 40% degli incassi e la folla del passeggio è diminuita di almeno un terzo nell'ultimo anno».
Fascina, imprenditore su corso Umberto dal 17 aprile 1952, ricorda quei grandi nomi che non ci sono più: Celsi, Albanese, Sideri, Santomo. Negozi che hanno chiuso per fare posto «alle catene straniere più che ai marchi italiani come Luisa Spagnoli e Max Mara». E se il black friday «al 30% ha funzionato alla grande», è sempre nulla in confronto alle «grandi vendite degli Anni Ottanta e Novanta, quando i clienti arrivavano anche da Roma».
Vento in poppa - e unica voce contraria - per il cioccolataio Massimo Tavoletta, in via Battisti, alla terza generazione avviata dal bisnonno Massimo Colella da Torre de' Passeri: «Gli affari vanno bene a Natale, ma chiedo maggiore vigilanza sui furti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

