«Troppe tasse, sono triplicate dal 2012»

4 Dicembre 2017

PESCARA. Casa, dolce casa. Dopo quasi un decennio di crisi, con gli ultimi otto anni caratterizzati da una discesa vorticosa dei prezzi qualche timido segnale di ripresa c’è, anche in Abruzzo, ma è...

PESCARA. Casa, dolce casa. Dopo quasi un decennio di crisi, con gli ultimi otto anni caratterizzati da una discesa vorticosa dei prezzi qualche timido segnale di ripresa c’è, anche in Abruzzo, ma è ancora troppo presto, avvertono gli esperti, per dire che il mercato del mattone sia guarito.
Da una parte, la grande offerta di case di ogni tipo: nuove, vecchie, ristrutturate, dall’altra, il bisogno di un posto dove vivere. Due esigenze, seppur complementari, che in questi anni di crisi non sono riuscite a trovare un punto di incontro. Ma qualcosa sta cambiando, anche se siamo ancora lontani dai fasti dei primi Anni 2000, e le famiglie, timidamente, tornano a rivalutare l’idea di investire sul mattone. Analizzando la richiesta, secondo un’indagine condotta del centro studi di Tecnocasa, emerge che a Pescara e L’Aquila la tipologia più richiesta è quella del trilocale (rispettivamente, il 55,3% e il 55,2% delle richieste. Tipologia richiesta dal 51,2% degli acquirenti teramani e dal 38,9 dei chietini, che preferiscono di gran lunga il quadrilocale (50%). Una tipologia di appartamento che piace anche al 38,7% dei teramani, al 29,8% degli aquilani, e al 23,3% dei pescaresi.
Poco gettonati i monolocali (dallo zero di Chieti e Teramo all’1.1% dell’Aquila e il 2,8% di Pescara), i bilocali (dall’8,5% di Teramo al 17% di Pescara), e le case con cinque o più stanze (dallo zero di Chieti al 2,4% dell’Aquila). Il trilocale è al top anche nella classifica dell’offerta (dal 50% di Teramo al 40% dell’Aquila e Pescara).
Nel corso del primo semestre del 2017, in Abruzzo il 67,4% delle transazioni riguarda l’acquisto della prima casa; il 17% si riferisce a investimenti, e il 15,6% all’acquisto di case-vacanza.
A luglio 2017, sempre secondo il centro studi di Tecnocasa, il 76% dei teramani aveva una disponibilità di spesa fino a 119mila euro; nello stesso range di prezzo il 35% dei pescaresi e il 29,6% degli aquilani. Mancano, in questa statistica, i dati di Chieti. Nella fascia da 120mila a 169mila euro, ci sono il 36,2% dei pescaresi, il 34,7% degli aquilani, e il 19,4% dei teramani. Nella fascia compresa tra 170 e 240mila euro si trovano il 22,7% degli aquilani, il 18,2% dei pescaresi, il 4,7% dei teramani, che invece non sono disposti a spendere oltre. L’11,3% degli aquilani e l’8,1 dei pescaresi prenderebbero in considerazione importi tra 250mila a 349mila euro; oltre i 350mila, invece, solo l’1,7% degli aquilani e il 2,3% dei pescaresi. Ma disponibilità a parte, quanto costano oggi le case in Abruzzo? Una risposta si può trovare sul sito dell’Agenzia delle entrate, che per ogni Comune abruzzese fornisce nel dettaglio il prezzo al metro quadro in base alle zone: così, per esempio, si vede che al centro di Chieti le abitazioni civili costano da un minimo di 1050 a un massimo di 1550 euro, quelle di tipo economico da 900 a 1350 euro: a Pescara, in zona centrale, le abitazioni civili in ottimo stato valgono da 2350 a 3600 euro al metro quadrato, mentre quelle “normali” da 1800 a 2200 euro. Le abitazioni di tipo economico da 1400 a 1800 euro. Sempre a Pescara centro un box può costare da 2150 a 3200 euro al metro quadrato. Nel centro di Montesilvano, invece, le abitazioni civili vanno da 870 a 1250 euro al metro quadrato, mentre quelle di tipo economico vanno da 780 a 1150. A Teramo le abitazioni civili valgono, secondo l’Agenzia delle Entrate, da 1300 a 1900 euro a metro quadrato, mentre quelle di tipo economico da 900 a 1350 euro. Le abitazioni signorili costano da 1650 a 2450 euro a metro quadrato.
Per L’Aquila (sempre zona centrale), al momento non sono disponibili valutazioni. In Abruzzo il 67,4% di coloro che hanno acquistato casa nel 2017 lo ha fatto per avere a disposizione l’abitazione principale. Nel 71,4% dei casi, sempre secondo Tecnocasa, l’acquisto è stato concluso da coppie e coppie con figli, mentre nel 28,6% dei casi si trattava di single. Chi ha venduto, invece, nel 69,8% dei casi lo ha fatto per reperire liquidità, il 24,8 per ottenere una migliore qualità abitativa, e il 5,4% per trasferimento.
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