«Troppi casi simili»

7 Dicembre 2016

La psicologa Catapane: attenti al cambio di comportamenti

PESCARA. «I sintomi comportamentali denotano sempre un cambiamento in corso». Comincia dall’attenzione e dalla conoscenza degli adulti nei confronti dei più piccoli, il percorso suggerito dalla dottoressa Elisabetta Catapane, psicologa e psicoterapeuta (specializzata nella tutela dei minori con docenze a contratto all’università D’Annunzio di Chieti) per intercettare il disagio dei bambini anche quando è frutto di molestie e abusi sessuali subiti.

Dottoressa, in questo caso l’escalation avviata dall’adulto nei confronti della bambina di dieci anni è stata interrotta dalla denuncia di una mamma che ha assistito al presunto abuso. Ma se non ci fosse stata lei?

È una questione molto complessa. I bambini non danno segnali. Capita spesso che mantengano il segreto. Difficilmente, almeno verbalmente, emergono queste situazioni. Però si notano degli aspetti di chiusura che comunque vanno attenzionati. I genitori o chi è più vicino a questi minori, in genere se ne accorgono da cambiamenti di tipo comportamentale.

Cambiamenti di che tipo?

Magari un dialogo non molto sereno, l’aumentare del nervosismo, della chiusura. L’essere sempre meno disposto a raccontare rispetto alla sua vita, ai suoi amici. Aumenta l’introversione, il bambino è più pensieroso. Chi conosce il proprio figlio si rende conto dei cambiamenti. E deve domandarsi che sta succedendo. I sintomi comportamentali denotano sempre un cambiamento in corso.

E rispetto ad abusi subiti, quali sono i cambiamenti?

Non esistono dei sintomi comportamentali riferiti all'abuso: ci si rende conto che qualcosa sta cambiando. Di sintomi precisi la letteratura scientifica ce ne dà diversi, ma non tutti i minori li manifestano. Un cambiamento comportamentale, ad esempio, è relativo al tipo di relazione che intrattengono con il gruppo dei pari. Diventano anche più aggressivi, con comportamenti di sopraffazione. Ma sono segnali che si possono cogliere solo osservando bene e conoscendo i propri figli.

Se un genitore se ne accorge che deve fare?

Quando si trova in situazioni di questo genere il bambino vive il dramma del segreto, della paura di raccontare. È molto difficile che un bambino riferisca questi eventi. Purtroppo è molto difficile raccontare, per un bambino che vive in una condizione di grave sottomissione che lo costringe al silenzio.

E allora?

Entrano in gioco tante variabili. Non esistono comportamenti preconfezionati. Ogni minore ha la sua storia. E si giunge al cosiddetto svelamento per vie diverse. Ma dipende dalle storie individuali. Laddove nasce un dubbio non si deve lesinare l’aiuto di esperti. Ci sono i servizi di tutela dei minori alla Asl, al Comune. I servizi sociali.

E prima di ricorrere agli esperti?

È un terreno minato. Cercare di farli aprire su certi argomenti, significa rischiare di farli chiudere ancora di più e di complicare ulteriormente la situazione.

Nel corso della sua esperienza quante ne ha viste di storie così?

Tante. E devo dire che purtroppo, secondo me, c’è un sommerso più ampio di quello che emerge. Tante storie di adulti che rimandano a violenze subite da bambini e mai rilevate. Perché è da adulti che si paga il conto. Sono esperienze molto complesse e traumatiche che violano la sfera più intima e minano aspetti della personalità.

Un bambino abusato può ritrovare la sua infanzia?

C’è un percorso da fare, se i bambini riescono a farlo possono ricomporre quegli aspetti che sono stati lesivi nella loro crescita. (s.d.l.)

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