«Troppi negozi chiudono Ora apriamo la domenica»

Le associazioni chiedono aiuto al Comune: ecco il piano per contrastare gli iper
PESCARA. Non è un periodo semplice, anzi. Ogni giorno ci sono delle saracinesche che si abbassano per sempre, in città. Negozi che chiudono perché i commercianti non ce la fanno più, per una serie di motivi. Ci si è messo anche il maltempo, che nelle ultime settimane ha smorzato aspettative ed entusiasmi legati ai saldi. E guardare avanti con ottimismo non è semplice.
Ci provano i rappresentanti di Confcommercio e Confesercenti che lanciano idee e proposte, nella speranza che il Comune le raccolga. «Sicuramente il momento non è dei migliori, per il comparto, anche perché il meteo ha influenzato l'andamento degli affari», dice Enzo D'Ottaviantonio, della Confcommercio. «È vero, ci sono state delle chiusure e le ricollego a chi non ce l'ha fatta più. Ma, almeno in centro, si assiste anche a delle ristrutturazioni, il che vuol dire che qualcuno ha la forza di ripartire».
Volendo pensare a come reagire alla crisi che continua a mietere vittime, D’Ottaviantonio guarda avanti in maniera propositiva. «Nella stagione che sta per entrare, si deve cercare di dare più servizi e il grosso deve venire dai negozi. I commercianti devono capire che il nostro lavoro non comincia dentro le attività, ma fuori. E cioè: è opportuno fare sistema, essere uniti e costruire delle attrattive, promuovendo iniziative, che sono fondamentali per far diventare la nostra città appetibile e per far arrivare qui i turisti a fare compere, puntando a quelli che raggiungono le città vicine a quella nostra. Bisogna far capire che Pescara è attraente, per lo shopping e per il mare, sperando che quest'anno sia pulito».
Per D'Ottaviantonio si dovrebbe lavorare per contrastare i centri commerciali, che «fanno la voce grossa nel week end». Durante la settimana, il centro è vuoto e si compra poco, perché le risorse sono limitate, la gente lavora, ed è impegnata nelle attività familiari e dei figli. Il centro si riempie il sabato e la domenica per cui si dovrebbe pensare di lasciare i negozi aperti la domenica. Lo fanno già le grandi catene, il che vuol dire che hanno un proprio tornaconto, per cui si potrebbe sperimentare. «Non bisogna spaventarsi se all'inizio i risultati non si vedono», dice D'Ottaviantonio. «Se si apre, i clienti arrivano», e non è vero che lavorare la domenica «è solo un costo, o una fatica in più». Una speranza è legata all'estate, per la Confcommercio, che ha partecipato all'incontro organizzato dal Comune per «programmare gli eventi da realizzare a primavera e in estate per promuovere Pescara e i suoi negozi, come le notti bianche».
Guardando a chi chiude e chi apre, Gianni Taucci, della Confesercenti, ammette che in questo momento ci sono «pochi elementi positivi, nel commercio. C'è chi tira, tira a lungo, ma poi non ce la fa più e chiude. E non succede solo in centro, ma anche a Porta Nuova, mentre ai Colli ci sono attività che mantengono». Tra i costi da affrontare ci sono quelli legati ad «affitti e tasse», che incidono fortemente sui bilanci dei negozi, in alcuni casi costretti a fare scelte «differenti rispetto a ciò che vorrebbero per abbellire le attività». Le aperture riguardano qualche «attività particolare, che si occupa di tipicità artigianali o ristorative» e in generale il settore che continua a tirare è il food, perché «per il resto le risposte sono negative». Il quadro generale è stato peggiorato dal «maltempo e dall'emergenza neve, che hanno azzerato l'effetto dei saldi». Il prolungamento degli sconti «serve a poco», per Taucci, perché «sui guadagni attesi si recupera poco, non tutto».
Il direttore della Consercenti indica i motivi della crisi, quelli sui quali si potrebbe incidere a livello locale. «I clienti hanno difficoltà ad arrivare nei centri urbani, e questo fattore non è secondario, anzi è primario, perché bisogna mettere le persone in condizione di fare shopping», assicurando due elementi fondamentali, che sono «viabilità e parcheggi». Servono delle misure concrete in questo senso, ma Taucci fa difficoltà a vedere «amministrazioni che impegnino i loro denari in maniera corretta» per cui chiede «una riorganizzazione completa dei sistemi di scelta» di chi governa le città. «Il settore non può essere lasciato solo», dice, e vanno seguiti dei percorsi, per niente complicati, magari affidandosi a dei «professionisti». «Basterebbe una segnaletica adeguata, parcheggi gratuiti alcuni giorni, eventi dedicati al commercio. Il Comune deve innescare dei meccanismi. Non è difficile, è solo una questione di volontà».
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