Troppi roghi notturni Inquilini terrorizzati: «Dormiamo vestiti»

Le 24 famiglie di via Rio Sparto 15 scendono in strada: «Rischiamo di saltare in aria». Sul posto anche il sindaco
PESCARA. «Dormiamo con i vestiti addosso per scappare di casa più velocemente in caso di emergenza. Abbiamo paura di saltare in aria nel sonno con tutti questi incendi che scoppiano la notte».
Divampa la rabbia degli inquilini del civico 15 di via Rio Sparto, quartiere San Donato, che chiedono a Comune e Ater «nuovi alloggi dove vivere». Sono 24 famiglie, tra cui molti stranieri dell’Est, anziani, alcuni sofferenti di asma,disabili e bambini, rimasti intossicati dai fumi degli incendi a tal punto da dover far ricorso alle cure dell’ospedale, che ieri mattina sono scesi in strada per protestare contro il degrado dello stabile, di proprietà dell’Ater, che «casca a pezzi perché non riceve manutenzione da 30 anni» attaccano Olindo ed Anthony Carota, Maria Mazzante, Norma Morelli, Maria Chiulli, Leonardo Mazzarelli, Virginia Di Rocco, Francesco Di Renzo, Manuela Invernizi, Maddalena Perrone, Walter Catapano, Brigitte Begani, Hurije Neziri, Roberta Del Rosso, Amza Naser, Clara Cafarelli, Pasquale Garufo.
Ad ascoltare le loro istanze il sindaco Carlo Masci, accompagnato dall’assessore al Disagio sociale Nicoletta Eugenia Di Nisio e dal consigliere Massimiliano Pignoli che ha organizzato l’incontro tra le parti.
A far saltare i nervi dei residenti, già scossi dalla paura di vivere in uno stabile «pericolante, con ambienti umidi e malsani, i muri scrostati e cadenti», quattro roghi nell’arco di due anni, dalla «bomba carta in ascensore», rivelano, «ai fuochi appiccati nell’androne che hanno distrutto mobili e carrozzine, allo stanzino divorato dalle fiamme negli scantinati, fino all’ultimo incendio esploso nella stanza dei contatori che ha fatto saltare la luce nel palazzo». «Viviamo nella paura di non poterci più svegliare» urlano disperati gli inquilini al sindaco Masci che si inoltra, guidato dai padroni di casa, nei sotterranei anneriti dal fumo. Lì sotto è buio pesto. Bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi. Quando la luce dei cellulari e delle telecamere televisive, rischiarano gli ambienti, emerge un labirinto di viuzze sporche di acqua piovana che allaga stanzini chiusi col lucchetto che nessuno utilizza tanto sono fatiscenti, di suppellettili bruciate e ormai divenute cenere. Non si respira lì sotto. Manca l’aria. Fuori, il degrado è visibile nelle colonne portanti dei muri dal cemento grattato, «nei citofoni che non funzionano, nella corrente elettrica che salta ad ogni incendio, negli ascensori fermi, nei portoni che la notte rimangono aperti» alla mercè «di balordi e drogati, che entrano e si addormentano negli androni». Un «palazzo degli orrori» lo definiscono gli inquilini che hanno già visto «tre persone volare giù dai balconi». Morti suicidi.

