Trotta e i rapporti con la coop guidata da Mattucci e Dolce

28 Dicembre 2021

PESCARA. La posizione più controversa di questo procedimento è quella della coop La Rondine di Lanciano. Perché è vero che i vertici della cooperativa di servizi, tramite Mattucci e Dolce, avrebbero...

PESCARA. La posizione più controversa di questo procedimento è quella della coop La Rondine di Lanciano. Perché è vero che i vertici della cooperativa di servizi, tramite Mattucci e Dolce, avrebbero brigato con Trotta per ottenere l’appalto milionario, ma è anche vero che, dopo gli arresti, la Coop prese le distanze e cambiò i vertici per dare un chiaro segnale alla Procura, che infatti rinunciò alla misura nei confronti della società. Tutto sarebbe stata opera di Trotta, Mattucci e Dolce (come sostenuto dall’avvocato Sergio Della Rocca nella sua memoria difensiva in favore della Coop), per portare la Asl a firmare quell’aggiudicazione di gara a La Rondine. «Trotta», si legge nell’imputazione che riguarda la Coop, «riceveva indebitamente per sé ed altri, in più occasioni, da Mattucci e Dolce, denaro e altre utilità per la complessiva somma di 50 mila euro, corrisposta in contanti e in più tranche, e un orologio Rolex di rilevante valore per compiere, ed aver compiuto, più atti contrari ai doveri d'ufficio consistiti nelle condotte di turbativa in favore del Consorzio Sgs». E i pm Benigni e Sciarretta spiegano il ruolo di Trotta che «su istigazione e con la collaborazione di Mattucci e Dolce, dopo aver predisposto il capitolato tecnico della gara e aver scelto e comunicato al Rup i nominativi dei tre soggetti esperti da nominare quali commissari di gara (individuandoli in D’Incecco e Simoni molto vicini a lui ndr), forniva indicazioni ai commissari di gara, partecipando indebitamente e di fatto ai lavori della commissione, affinché attribuissero all’offerta tecnica presentata dal Consorzio Sgs (di cui faceva parte La Rondine ndr) un punteggio di gran lunga superiore rispetto a quello degli altri offerenti». Così da blindare la posizione della Coop da ogni «attacco» delle concorrenti.
E dopo l’apertura delle buste, Trotta «collaborava con Mattucci e Dolce per intervenire sul direttore generale Vincenzo Ciamponi» che doveva firmare il contratto d’appalto: contratto che per la procura era viziato dal rinvio a giudizio dei vertici del Consorzio per turbativa d’asta, nell’ambito di un altro procedimento. Per i pm Benigni e Sciarretta, Ciamponi avrebbe dovuto escludere la Coop proprio per questo, e assegnare la gara al secondo classificato. Ma non avvenne. Di qui le contestazioni di corruzione a Ciamponi. (m.cir.)