Trotta, le cene con Ciamponi e il posto da direttore sanitario

7 Giugno 2021

Dalla confessione di Luigia Dolce nuovi particolari sui rapporti tra lo psichiatra e il manager della Asl E il medico coltivava le sue ambizioni politiche contando i voti tra le famiglie dei pazienti e i dipendenti

PESCARA. Prima della firma del contratto che assegnava alla Coop “La Rondine” di Domenico Mattucci, la gara da 11 milioni di euro per le residenze psichiatriche non ospedalizzate, finita poi sotto inchiesta perché truccata, si era verificato un piccolo giallo che aveva creato subbuglio fra i protagonisti della vicenda: e cioè tra il direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, il dirigente Sabatino Trotta e il presidente della Coop, Domenico Mattucci.
Lo riferisce Luigia Dolce, ex coordinatrice della Coop, ai magistrati. «Poco prima della firma del contratto c’era stato un problema legato al fatto che la Di Ilio e Maria Luigia Di Blasio, che erano rispettivamente la presidente della Rondine, poi ovviamente dimessa, e il direttore del Consorzio Sgs, erano state implicate in una turbativa d’asta, che però fino a quel momento era rimasta tutta sospesa e invece intervenne il rinvio a giudizio che andava dichiarato. Noi quella cosa l’abbiamo saputa il 2 febbraio».
Era un problema grosso perché Ciamponi non avrebbe più potuto firmare l’aggiudicazione della gara.
«Nel bando», dice Dolce, «si diceva che se ci fosse stato soltanto un rinvio a giudizio, poteva intervenire la revoca del contratto. Questa cosa allarmò molto Trotta e Mattucci il quale fece una serie di telefonate con l’ufficio legale e da lì partì la richiesta di farsi fare dei pareri pro veritate. Trotta se ne fece fare uno da uno studio di Roma per 24 mila euro, soldi che gli avrebbe restituito Mattucci. Anche Ciamponi, ne avrebbe fatto fare uno da 15 mila euro ad un esperto di Milano, ma Trotta mi disse di non averlo mai visto». Poi evidentemente tutto si aggiustò e la gara venne assegnata.
I magistrati chiedono a Dolce anche di Tiziano Rucci ed Etel Sigismondi, due personaggi di Fratelli d’Italia molto vicini al presidente Marco Marsilio, ma la donna non sa dire molto se non che con Trotta si conoscevano bene e andavano spesso a cena fuori e a giocare a tennis. Più precisa, invece, è in riferimento alla scalata di Trotta ai vertici Asl. «A lui era stata proposta la nomina a direttore sanitario, ma era poco convinto perché economicamente non gli conveniva. Mi disse che quell’avviso era stato fatto su misura per lui».
Poi si venne a sapere che non aveva tutti i requisiti.
«Ci volevano cinque anni in un certo ruolo per cui la faccenda si complicava però lui mi diceva “Ciamponi vuole me come direttore sanitario”, quindi mi fece intendere che Ciamponi si sarebbe interessato nel trovare una soluzione e credo tramite l’Anac. Era quel periodo in cui Trotta lo invitava spesso a cena. Anche se l’ambizione di Trotta non era quella di fare il direttore sanitario, ma era quella di fare il direttore generale, un domani ovviamente».
Ma al primo posto per Trotta c’era quella ambizione politica per la quale stava intrecciando rapporti sempre più stretti con i vertici romani di Fratelli d’Italia.
«Il suo ritorno di voti se lo conteggiava proprio. Le famiglie dei pazienti, i dipendenti, ma anche per esempio rispetto alla gara vinta, lui ad un certo punto mi disse: “Dobbiamo aprire un Appartamento Supportato”, che non è proprio il Gruppo Appartamento, ma è una convivenza semplice tra pazienti che era stata messa come miglioria da noi. “La dobbiamo aprire a Tocco”, disse: uno perché era il suo territorio e lì aveva proprio presa sul territorio quindi accontentando ulteriori famiglie e forse qualche politico locale, sicuramente avrebbe ampliato ulteriormente il suo bacino di voti e poi perché, lo dico perché lo disse, che Ciamponi credo che fosse anche lui di quella zona» conclude Dolce davanti ai magistrati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA